Milo De Angelis presenta Incontri e agguati a Poesia Festival '15

Incontri e agguati: Milo De Angelis a Poesia Festival ’15

Milo De Angelis ha affrontato nella sua poesia diversi temi: la memoria, il tempo, la scomparsa dolorosa di un affetto, la sua Milano di periferia. Non aveva ancora affrontato invece uno dei temi autobiografici che per primo salta agli occhi leggendo la misurata nota che ne descrive il percorso in quarta di copertina: “insegna in un carcere di massima sicurezza“.

Si tratta del carcere di Opera, una struttura penitenziaria che ospita numerosi reclusi alla periferia sud di Milano con forte presenza di soggetti pericolosi, ma che offre programmi di scolarizzazione e avviamento professionale. Un carcere di massima sicurezza è uno dei luoghi più difficili da frequentare anche se si ha la consapevolezza di poter tornare a casa dopo ogni giornata di lavoro. È qui, «nella grigia / stalla di via Camporgnago quaranta» che Milo De Angelis svolge il servizio di insegnante. Ed è qui che ha ambientato la sezione conclusiva, dal titolo Alta sorveglianza, del suo ultimo lavoro in versi, Incontri e agguati, uscito a giugno 2015 per Mondadori.

Introdotte da una citazione della Ballata del carcere di Reading di Oscar Wilde, nella sezione “carceraria” del nuovo lavoro di De Angelis si alternano due voci, quella più vicina alla dimensione autobiografica del poeta stesso, che con una scrittura insolitamente caricata di riferimenti concretissimi alla vita del penitenziario – con l’ingresso nella sua poesia di un lessico che siamo soliti incontrare nei resoconti giornalistici – e quella di un detenuto che racconta la propria di vicenda di assassino di una giovane donna, termine drammatico di una vicenda passionale.

«Fin dall’inizio, appena entrato in carcere, – ha spiegato De Angelis in un’intervista al sito «Le parole le cose» – ho intuito una presenza che era già in me e che in nessun luogo era forte come lì, tra quelle mura. La presenza dell’esilio. L’esilio fa sentire il suo richiamo in ogni penitenziario, ma ancora di più a Opera, che ha un numero rilevante di detenuti “ostativi”, ossia con la certezza giuridica di non potere più uscire da lì, nemmeno per un giorno. Parlare in classe dei grandi esiliati della letteratura – parlare di Dante o di Tasso, di Ovidio o di Rimbaud – crea sempre risonanze profonde, così come […] discutere delle varie forme di esilio, su cui i detenuti perpetui riflettono da sempre, come il loro professore».

Milo De Angelis sarà a Poesia Festival sabato 26 settembre alle ore 16.30 presso la Sala delle Mura di Castelnuovo Rangone per presentare Incontri e agguati intervistato da Roberto Galaverni. Il poeta milanese, tra i più apprezzati oggi in attività e punto di riferimento per molti tra i lettori più giovani, potrà ripercorrere una carriera poetica fatta di molte tappe luminose fino all’ultimo, rigoroso lavoro che conferma la tenuta stilistica di Milo De Angelis e attraversa, oltre alle vicende del penitenziario, il riemergere di figure e vicende del passato e il teso confronto con l’ossessione della fine.

Qui la lettura di Massimo Natale di Incontri e agguati per «il manifesto»:
http://ilmanifesto.info/milo-de-angelis-questa-morte-e-unofficina/