Azione|Reazione di Elena Romani: volti, espressioni ed emozioni del pubblico di Poesia Festival

Durante gli incontri di Poesia Festival ’15 la fotografa Elena Romani ha colto i volti del pubblico intento a seguire gli eventi. Espressioni assorte, attente, sorprese, colpite durante gli incontri con i poeti, oppure sciolte e scatenate in occasione dei momenti di musica e spettacolo.

Il frutto del progetto Azione|Reazione lo potete vedere in questa pagina: l’obiettivo di Elena Romani rivolto verso la platea e non verso il palcoscenico a testimonianza della presenza più importante del festival. Quella di un pubblico attento e affezionato. Buona visione.

L’autunno in versi della V°C delle Scuole Primarie Calvino di Vignola

L’autunno e i suoi colori sono uno dei temi più battuti dalla poesia di ogni tempo. Anche i ragazzi e le ragazze della V°C della Scuola Prima Italo Calvino di Vignola, con l’aiuto del maestro Augusto Bonaiuti, si sono cimentati in versi su questo argomento. Ecco le loro composizioni (mentre qui si può scaricare il pdf del numero speciale di settembre del giornalino di classe “Il Resto delle Calvino” dove compaiono i testi che vi proponiamo in questo post).

L’autunno ci stupisce con i suoi colori
un tappeto di foglie gialle forma un morbido cuscino.
Uccelli volano sopra di noi
si sente un gran silenzio nell’aria.
L’albero spoglio piange
Il freddo l’avvolge,
i funghi lo consolano,
le castagne danno maggior colore alla terra.
(Silvia Gatta – Michael Lupo)

Le foglie cadono leggere, come farfalle.
La pioggia picchietta timida.
Le bacche scarlatte, con il loro colore vivace,
accompagnano l’autunno.
Il vento forma un urgano di foglie colorate.
I bambini corrono felici sotto la pioggia.
Rami secchi cadono sul terreno umido,
sotto l’albero è cresciuto già il primo fungo.
(Simone Iannì . Letizia Spagna)

La natura avvolge le foglie dell’albero,
col vento un tappeto di foglie.
Le ultime attaccate cadono
colorando ed abbellendo il tappeto che riscalda le radici.
L’albero, per ringraziare le foglie di averlo tenuto al caldo,
fa cadere le preziose castagne
spogliandosi completamente.
(Petrit Meka – Matteo Gatti)

Il vento freddo dell’autunno
scuote le foglie degli alberi
quasi spogli.
Si formano tappeti
Il cambiamento di colori è stupefacente.
L’autunno ha anche un lato positivo:
i suoi colori vivaci
i funghi e i suoi tappeti di foglie.
Autunno è una delle stagioni più belle.
(Serena Scarpati – Simone Bizzini)

Le foglie cadono dai rami
ingiallite
formando un tappeto.
Il freddo inizia a sentirsi,
gli alberi a spogliarsi.
La natura cambia,
gli uccelli sopra.
I bambini giocano sotto la pioggia.
(Shahin Sula – Alessia Masi)

Un lieve vento forma un tappeto di foglie.
Un albero spoglio grida ad un uccello:
“E’ arrivato l’autunno”.
Il riccio chiuso tutto l’anno si apre.
Le foglie ingiallite cadono dagli alberi del bosco.
I funghi crescono in una fredda giornata.
Una lieve pioggia cade nella città
avvertendo tutti.
(Alex Conti – Chiara Cassanelli)

Dagli alberi cadono foglie ingiallite
piene di natura, vorticavano e si riunivano in ammassi,
foglie pendenti in sparsi gruppi,
se appena le avesse portate là il vento.
Il cielo era terso, luminoso,
ma di un color lilla difficile a cogliersi
si confondeva con la nebbiolina leggera sottostante,
fondeva tutto in una gamma di grigi colorati.
(Marco Menzani – Valentina Bonacini)

L’autunno è pieno di foglie.
Funghi.
Fa freddo e il vento fa cadere le foglie dagli alberi ormai spogli.
C’è un tappeto di foglie ingiallite
ottime castagne.
Alberi e natura subiscono un cambiamento,
arriva l’autunno e gli uccelli seguono il vento.
(Thomas Montunato – Morgan Federico Riccardi)

Le foglie ingiallite degli alberi cadono
Formano un morbido tappeto su cui cammino.
La pioggia cade,
spuntano i funghi, sembrano fiori.
Le ultime foglie sugli alberi frusciano
Perché l’autunno è una stagione bellissima, la più bella, la mia.
(Giulia Corni – Alessandro Pacilli)

Le prime gocce che scendono
ci fanno capire che è arrivato l’autunno.
Le foglie cadono e formano un tappeto di colori diversi.
Crescono i funghi.
Cadono castagne dagli alberi.
Le ultime foglie ingiallite lasciano spoglio l’albero.
La natura cambia, gli uccelli migrano.
(Lian Cocchi – Francesco Lenti)

Scendon le foglie ingiallite
di un color brillante che illumina il cielo.
Gioia d’autunno.
Il caldo inizia a calare e la pioggia ad arrivare bagnando il tappeto di foglie.
Funghi tra gli alberi spogliati.
Gli uccelli in cerca di un posto caldo.
Il cambiamento delle stagioni.
Le foglie dagli alberi spogliati: “Quant’è bella la natura “.
Le foglie sull’immenso tappeto,
sembrano farfalle che volano.
(Miriam Del Prete – Elias Ben Driss)

E’ arrivato l’autunno
s’ iniziano a sentire le prime piogge.
Il cambiamento delle foglie, da verdi a gialle,
piano piano un tappeto.
Volano via le foglie.
Col freddo gli alberi si spogliano e spuntano i funghi sul prato bagnato dalla pioggia.
Le castagne ancora dentro i ricci.
Non esiste più il gallo alla mattina che ti sveglia,
ma il cinguettio degli uccellini.
In autunno la natura cambia, non più fiori, ma funghi.
(Cristian Piesco – Eleanor Calafato)

La vera poesia è il vostro esserci: un GRAZIE da Poesia Festival

Dopo una bellissima settimana in compagnia dei poeti e degli artisti che hanno animato questa undicesima edizione, Poesia Festival ’15 è terminato. Di questa fantastica edizione rimangono i teatri pieni di persone e gli incontri con i poeti dove le sedie non bastavano mai.

L’affetto dimostrato dal pubblico premia l’idea che qui perseguiamo da tempo: riportare la poesia al centro dell’attenzione di una comunità per fornire parole migliori di quelle alle quali siamo abituati per descrivere il mondo e l’esperienza della vita.

Si dice che in fondo queste cose non contino molto nella nostra società, che le priorità sono ben altre, e che il linguaggio della poesia sia fuori tempo massimo: a Poesia Festival piace, anno dopo anno, dimostrare il contrario, grazie alla poesia della vostra partecipazione.

Arrivederci alla prossima edizione!

Quarta giornata: le emozioni conclusive di Poesia Festival ’15

Oggi Poesia Festival offre la giornata conclusiva dell’undicesima edizione.

Si parte alle 10:00 alla biblioteca “L. Garofalo” di Castelfranco Emilia con un matinée in versi con i protagonisti della poesia italiana contemporanea. L’incontro fra occidente e oriente nei versi ricchi di saggezza di Chandra Livia Candiani, e lo sguardo sul territorio, l’ambiente e il paesaggio che si fanno poesia nella riflessione dello scrittore e documentarista Franco Arminio. Chiude la lettura di Cesare Viviani, poeta che non teme il confronto con i fondamenti dell’esistere, presenza e assenza, pieno e vuoto, esperienza e illusione.

Uno degli incontri centrali di Poesia Festival si terrà alle 15:30 a Maranello presso la biblioteca MABIC. Protagonista l’editore e traduttore Nicola Crocetti, intervistato da Alberto Bertoni e Roberto Galaverni, seguito dal reading dei poeti greci del Novecento di Ennio Fantastichini. Nicola Crocetti da decenni solca il mare della poesia, come coraggioso editore della più nota rivista italiana e pubblicando libri che durano nel tempo. Ed è grazie alle sue traduzioni se abbiamo potuto conoscere e amare i grandi autori greci del Novecento come Kavafis e Ritsos, fra i tanti. Poesia Festival lo pone al centro di una conversazione dedicata al suo prezioso viaggio attraverso e a favore della poesia, seguita da una lettura dai suoi amati greci a cura di un apprezzatissimo interprete del nostro cinema.

Ancora spazio in questa domenica per i più piccoli con due spettacoli dedicati a loro. Alle 16:00 a Villa Sorra, in località Panzano di Castelfranco Emilia, l’attrice Sara Tarabusi sarà in scena con Cento parole in un piatto di carta luminosa. Libri come piatti di poesie per tutti. L’attrice Sara Tarabusi mette in scena uno spettacolo divertente per scoprire come le parole abbiano anche sapore e consistenza. Parole salate, corte e lunghe, morbide e resistenti. E che gusto particolare avrà la poesia? Per bambini dai 6 ai 10 anni. Mentre alle 16:30 al Teatro La Venere di Savignano sul Panaro Roberto Anglisani sarà il protagonista dello spettacolo Topo Federico racconta (per bambini dai 4 anni in su). Un topolino narratore scopre la sua abilità durante un lungo inverno salvando con le sue storie i suoi compagni dal freddo e dalla fame. Le sue storie fanno bene alla sua comunità, perché toccano il cuore e fanno sorridere, e faranno sorridere e pensare anche i nostri bambini.

Alle 16:30 al Teatro Cantelli di Vignola, omaggio a uno dei grandi della poesia americana come Walt Whitman. Io canto il corpo elettrico. Walt Whitman: vita, versi, mito di e con Maurizio Cardillo e con David Sarnelli alla fisarmonica,rievocherà lo spirito di Walt Whitman e la vitalità della sua poesia in un recital adagiato su un sorprendente tappeto sonoro. I versi intrisi di idealismo e amore per il creato del poeta americano si accompagnano a frammenti della sua misteriosa biografia e a citazioni dal film L’attimo fuggente. Un caleidoscopio di voci che intreccia il discorso sul corpo e sul desiderio alla coscienza civile, per riscoprire un maestro della modernità che di sé diceva: “Sono vasto, contengo moltitudini”.

 

Il gran finale è alle 18:00 alla Rocca Rangoni di Spilamberto con Dedicato a Giorgio Caproni, uno spettacolo del gruppo musicale Enerbia, con letture di Michele Serra e con la partecipazione di Giovanna Zucconi. A venticinque anni dalla scomparsa un omaggio alla figura centrale di Giorgio Caproni nella vicenda della poesia italiana del Novecento. La voce di Michele Serra ne ripercorre i versi con l’accompagnamento degli Enerbia, formazione che propone il repertorio dell’appennino ligure-emiliano, luogo di elezione nella vita di Caproni. In caso di pioggia lo spettacolo si terrà presso la tensostruttura di Piazza Caduti della Libertà.

Terza giornata di Poesia Festival: i poeti italiani e internazionali, “La notte della poesia” e i protagonisti del palcoscenico

Con la terza giornata Poesia Festival offre una visuale ampia sulla poesia contemporanea italiana e internazionale e una ricca offerta di spettacoli che raccontano la vitalità della parola oggi e la grandezza dei classici di ieri.

Dopo lo spettacolo della mattina al Teatro Fabbri di Vignola, Fuori misura, riservato alle scuole secondarie di primo grado dell’Unione Terre di Castelli, si comincia al castello di Levizzano Rangone dalle 10:30 con il secondo appuntamento del “Giro d’Italia della Poesia” che fa tappa a Mantova, con un intervento di Alberto Bertoni che leggerà un repertorio di poeti mantovani seguito dall’incontro con il poeta Giancarlo Sissa. A chiudere la mattinata, Gianni D’Elia presenta il suo ultimo libro Fiori del mare, un ideale «canzoniere adriatico» che dialoga con Saba, Leopardi e il Baudelaire richiamato nel titolo.

Gli incontri in versi della giornata continuano al pomeriggio. Dalle ore 15:30 a Castelnuovo Rangone presso la Sala delle Mura due poeti milanesi molto apprezzati daranno vita a una coinvolgente lettura. Aldo Nove, noto anche come narratore, è un poeta in bilico fra il rigore delle forme e la costante ricerca di un linguaggio innovativo e al passo coi tempi, in grado di ospitare la modernità. Milo De Angelis presenterà invece il suo nuovo libro Incontri e agguati. Milo De Angelis è oggi un punto di riferimento per generazioni di lettori. I suoi libri si muovono sul filo della memoria scandagliando i misteri del linguaggio e del sentimento.

Poesia Festival è anche iniziative per i più piccoli. A Maranello presso la biblioteca MABIC alle 16:00 va in scena Marco Bertarini con Mitologico! La mitologia esce dai libri e prende vita davanti agli occhi di un giovanissimo pubblico. L’incanto dei miti raccontato con un linguaggio semplice, accattivante e ironico, che presenta storie avvincenti, piene di situazioni e di immagini da trattenere il fiato. Alle 16:30 al Centro culturale di Marano sul Panaro, Storie e poesie a colori. Fiabe e versi di pace e libertà, spettacolo in poesia di Teatro dell’Orsa dedicato ai più piccoli sul tema della pace e della libertà. Protagonisti una pecora che sogna la tranquillità dei pascoli e il cielo azzurro, un topo che raccoglie per l’inverno raggi di sole e parole, e un re che per capriccio vuole scatenare una guerra. Come andrà a finire?

L’incontro internazionale di Poesia Festival ’15 si terrà alle 18:00 presso la Sala dei Contrari della Rocca di Vignola. Discorso del viaggiatore è il titolo scelto da Michael Krüger per la sua lettura, introdotta da Roberto Galaverni e Theresia Prammer. Michael Krüger è un raffinato viaggiatore della vita. Nella sua poesia il viaggio è quello fisico, compiuto da un uomo arguto e sensibile analista della contemporaneità da una meta all’altra, ma è anche quello attraverso le stagioni dell’anno e della vita. E assieme al corpo, si sposta anche il tempo: prende così vita una delle riflessioni liriche più alte dei nostri giorni.

Alle 18:30 in centro storico a Piumazzo di Castelfranco Emilia il quartetto di fiati Kaleidon Sax Quartet propone un repertorio “cinematografico” (Ennio Morricone, Nino Rota, Nicola Piovani, George Gershwin, Leonard Bernstein e Henry Mancini), con una particolare attenzione alle colonne sonore di pellicole dove anche i poeti hanno svolto il ruolo di “protagonisti”.

La serata del sabato è ricca di appuntamenti tra cui scegliere. Alle 21:00 al Teatro La Venere di Savignano sul Panaro, Paola Pitagora va in scena con Leopardi – Le voci dell’anima assieme a Fabio Battistelli (clarinetto) e Marco Sollini (pianoforte). La figura immortale di Giacomo Leopardi riletta attraverso rari documenti e corrispondenze, per esplorare i pensieri privati e le aspettative di un grande poeta. Un percorso prezioso per mettere in luce alcune delle liriche più memorabili di tutti i tempi, con un emozionante accompagnamento musicale e la coinvolgente interpretazione di una grande protagonista del palcoscenico e con brani musicali tratti da Chopin, Ravel, Brahms e Schumann.

Sempre alle 21:00 presso il Teatro Dadà di Castelfranco Emilia, Giovanni Lindo Ferretti va in scena con Bella gente d’Appennino, assieme a Ezio Bonicelli al violino. Storie senza tempo, impregnate del sudore di una vita dura e disadorna, ma in rapporto schietto con il mondo. Sono queste le vicende dell’Appennino che Ferretti porta in scena per raccontare anche e soprattutto se stesso e le proprie scelte di vita che hanno diviso e ispirato i tanti ammiratori di una figura di culto della scena indipendente.

Alle 22:30 in Piazza Caduti della Libertà a Spilamberto, The Sanacore Dub Live Sessions, concerto degli Almamegretta. Originale esperienza di incontro fra culture, gli Almamegretta ripropongono il loro repertorio attraverso nuovi stimoli e sodalizi musicali, ampliando ulteriormente i propri orizzonti espressivi a cavallo tra Napoli, il reggae e la club music.

A mezzanotte allo Spazio Famigli di Spilamberto, “La notte della poesia”. Letture e musica per tirare tardi. Con Luca Ariano, Chiara Bernini, Giorgio Casali, Roberta De Piccoli, Valerio Grutt, Alessia Natillo, Giuseppe Nibali, Valentina Pinza, Francesca Serragnoli, Stefano Serri e Mariadonata Villa. Interventi musicali di Gio Stefani, Michele Vignali e Angus Mc Og. “La notte della poesia” prolunga la serata tra reading e musica. Protagonisti della poesia odierna si misurano con una lettura ad orario insolito e con un omaggio all’Antologia di Spoon River, nel centenario della sua apparizione, alternandosi con suggestivi interventi musicali.

Seconda giornata di Poesia Festival: la manifestazione entra nel vivo

Dopo la serata inaugurale di ieri, oggi l’undicesima edizione di Poesia Festival entra nel vivo. Dopo gli spettacoli mattutini dedicati alle scuole dell’Unione Terre di Castelli (Platero Hì-Hò della compagnia L’Asina sull’Isola per i bambini delle primarie a Marano sul Panaro e Dal sublime all’orrore con Giuseppe Cederna per i ragazzi delle quinte degli istituti secondari di secondo grado), dal pomeriggio riprendono gli appuntamenti con i poeti contemporanei e con gli spettacoli.

Alla Sala dei Contrari della Rocca di Vignola alle ore 17:30, Umberto Fiori legge le sue poesie e dialoga con Alberto Bertoni. Artista eclettico (poeta, saggista e a lungo cantante, chitarrista e autore degli Stormy Six), è autore di una poesia piana, onesta e senza filtri nella quale continuano a ritrovarsi generazioni di lettori. A seguire, dalle ore 18:15, il “Giro d’Italia della Poesia” propone i poeti della Sardegna, con Marcello Fois, Alessandra Berardi e Alberto Masala. Dialoga con gli autori Guido Mattia Gallerani. In chiusura musica con Antonello Salis alla fisarmonica.

Alle 18:30 al Bicér Pîn di Castelvetro di Modena, aperitivo letterario con Dente, che presenta il suo libro Favole per bambini molto stanchi. Un aperitivo letterario in compagnia di uno dei protagonisti più apprezzati della scena musicale indipendente, alla scoperta della sua anima di scrittore. Dente si esibirà poi in concerto sempre a Castelvetro di Modena, al Teatro di via Tasso, a partire dalle 22:30. Un live acustico dove Dente offrirà il meglio del suo repertorio imbracciando solo una chitarra offre i suoi principali successi, la colonna sonora degli anni più recenti.

A Castelnuovo Rangone alle ore 21:00, presso la Sala della Polivalente di via Ciro Bisi, Têtes de Bois per Léo Ferré. L’amore e la rivolta nelle canzoni senza tempo di un artista ribelle con classe. I Têtes de Bois, storica formazione legata alla canzone d’autore, ripercorrono la carriera di Ferré con nuove traduzioni dei suoi brani, dove spuntano anche i versi dei poeti maledetti francesi.

A Marano sul Panaro alle ore 21 presso il Centro Culturale, Ivano Marescotti è il protagonista di Linguàza. L’uomo è ciò che mangia. Un recital che tratta due dei grandi amori dei poeti di ogni tempo: il cibo e il vino. A partire da un repertorio poetico a carattere “enogastronomico”, lo spettacolo sarà condito da sketch divertenti sullo speciale rapporto tra l’uomo e i frutti della terra, senza tralasciare una divertente aneddotica tipicamente romagnola.

Poesia Festival ’15 al via con la serata inaugurale

Poesia Festival ’15 prende ufficialmente il via stasera al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola alle ore 21 con una serata inaugurale di grande intensità.

La lezione magistrale è affidata come da tradizione a un maestro dei nostri giorni. Il milanese
Franco Loi salirà sul palco per raccontare la sua storia e il suo speciale rapporto con la poesia. Tra i maggiori poeti in dialetto degli ultimi decenni, Franco Loi ha incrociato i grandi avvenimenti della storia milanese recente: l’immigrazione, le lotte sociali, la contestazione, i difficili anni Settanta. L’approdo alla poesia per Loi diventa il modo di dare voce a quel mondo che ha potuto conoscere e che solo nella forza del dialetto meneghino riprende vita.

A seguire lo spettacolo Poetry Soundtrack con Luis Bacalov e Cosimo Damiano Damato, uno spettacolo che ripropone le più note colonne sonore del compositore argentino per il cinema. Una carrellata di temi famosissimi che parte da Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, passando per La città delle donne di Fellini, Il postino con un indimenticabile Troisi (colonna sonora per la quale Bacalov ha ricevuto il premio Oscar nel 1996), per finire con le musiche di Milano Calibro 9 di Di Leo e Django di Corbucci e Tarantino. Accanto al compositore, l’attore pugliese Cosimo Damiano Damato leggerà testi, memorie e poesie legate alle pellicole citate durante la serata.

La serata è gratuita e a ingresso libero fino a esaurimento posti. Si accederà al teatro a partire dalle ore 20. Non sono previste prenotazioni e si procederà all’ingresso fino a esaurimento posti. È previsto uno schermo dal quale seguire la serata all’esterno del teatro.

L’anteprima di Poesia Festival: prepararsi al festival per il verso giusto

Prima di buttarsi anima e corpo in una nuova edizione di Poesia Festival alcune serate per scaldare i motori. Come da tradizione nei giorni che precedono la manifestazione c’è una ricca proposta di anteprime per scoprire le nuove proposte del festival o per godersi un appuntamento speciale.

Questa sera, lunedì 21 settembre presso il MUSA di Castelnuovo Rangone serata speciale con due protagonisti della letteratura italiana, in omaggio ai temi dell’Esposizione Universale 2015. Saranno ospiti dell’anteprima di Poesia Festival il narratore Guido Conti, che in una conversazione condotta da Alberto Bertoni ripercorre il suo percorso di scrittore legato alla terra emiliana, che ha raccontato nei suoi romanzi e nelle sue monografie dedicate a scrittori come Giovannino Guareschi e Cesare Zavattini. A seguire Mariangela Gualtieri sarà protagonista di una lettura pensata per questo appuntamento, dal titolo Formula perché cresca la vigna. Poetessa bravissima nell’arte della recitazione di versi ad alta voce farà vibrare il pubblico del festival con una performance imperdibile.

Da martedì 22 settembre spazio a “Cantiere italiano”, la rassegna che Poesia Festival dedica agli autori emergenti del nostro panorama letterario. La prima delle due serate, che si terrà presso la Sala di Rappresentanza del municipio di Castelvetro di Modena, avrà protagonisti tre giovani autori che presenteranno i loro più recenti lavori. La forlivese Cléry Celeste sarà protagonista con La traccia delle vene (LietoColle, 2014), il palermitano Luciano Mazziotta conPrevisioni e lapsus (Zona, 2014) e il fiorentino Bernardo Pacini con Per favore rimanete nell’ombra (Origini, 2015). Tre voci, tre personalità, tre modi di leggere il mondo: poeti che oscillano tra il realismo del quotidiano, il confronto con la tradizione e l’ironia come chiave di lettura del mondo.

Mercoledì 23 settembre secondo e ultimo appuntamento con “Cantiere italiano” presso la Rocca Rangoni di Spilamberto. A presentare i loro ultimi libri saranno il ferrarese Matteo Bianchi con La metà del letto (Barbera, 2015) e il modenese Marco Bini con Il cane di Tokyo (Perrone, 2015). Due autori emiliani che propongono personali riletture del genere lirico, alla ricerca di una chiave moderna e attuale per raccontare un tempo e una generazione.

Un carnet di appuntamenti da non perdere per ascoltare nuove voci, incontrare in un contesto speciale autori affermati o godersi uno spettacolo suggestivo in una magnifica piazza, in attesa che inizi Poesia Festival ’15.

Ennio Fantastichini: una voce per i poeti greci del Novecento

Più di trent’anni di cinema e innumerevoli pellicole girate. Ennio Fantastichini è certamente uno dei volti più amati del grande schermo, e non solo dal pubblico. Molti registi si sono “innamorati” della sua recitazione, scegliendolo ripetutamente per i propri progetti. Due su tutti, Gianni Amelio e Ferzan Özpetek, che lo hanno voluto rispettivamente per film come I ragazzi di via PanispernaPorte aperte il primo, e Saturno contro e Mine vaganti il secondo. Nella sua carriera però c’è posto anche per collaborazioni importanti, ad esempio con Sergio Rubini e Paolo Virzì, e per film per la televisione di grande successo.

Proprio a Ennio Fantastichini sarà affidata la lettura dei poeti greci del Novecento scelti da Nicola Crocetti domenica 27 settembre alle 15.30 presso la biblioteca MABIC di Maranello. Uno degli appuntamenti centrali di Poesia Festival sarà dedicato alla Grecia e al suo Novecento poetico particolarmente fervido, in un ideale dialogo con l’appuntamento con l’ospite internazionale di Poesia Festival ’15, quello di sabato 26 settembre con il poeta tedesco Michael Krüger. Un modo per utilizzare parole diverse per affrontare i nodi complessi del nostro tempo.

Ennio Fantastichini darà voce a grandi voci della poesia greca come Ghiannis Ritsos, Kostas Mondis, Odisseas Elitis, Manolis Anaghnostakis e molti altri. Un appuntamento ad alta intensità di emozioni, accompagnato dalla voce di un grande attore che ha generosamente accettato la proposta di Poesia Festival di dare voce a una tradizione poetica, a una lingua, a un’importante cultura che sta nel cuore d’Europa.

Dedicato a Giorgio Caproni e alle sue montagne, con Michele Serra, Enerbia e Giovanna Zucconi

A volte i luoghi di elezione non sono solo quelli di nascita. Alcuni si incontrano nel percorso della vita e si amano senza riserve. È stato così anche per Giorgio Caproni (1912 – 1990), uno dei principali poeti italiani del Novecento. Nativo di Livorno, ha immortalato la sua città natale nei versi del libro Il seme del piangere, e ha dipinto un’altra città importante per la sua biografia come Genova nel volume Il passaggio di Enea. Ha scelto poi Roma come città per gli anni della maturità e fino alla fine della sua esistenza. Tuttavia, un pezzo di cuore era rimasto altrove, in un luogo nel quale oggi riposa assieme alla moglie. Si tratta della Val Trebbia, un territorio che, seguendo l’omonimo fiume, si snoda tra le province di Genova e Piacenza.

L’amore di Caproni per questi luoghi sarà al centro dello spettacolo di chiusura di Poesia Festival, che si terrà domenica 27 settembre alle 18 alla Rocca Rangoni di Spilamberto. Dedicato a Giorgio Caproni è un recital dedicato al poeta con protagonisti l’autore e giornalista Michele Serra e gli Enerbia, formazione musicale che propone il repertorio dell’Appennino nord-occidentale, la zona cosiddetta delle “Quattro Province”, e con la partecipazione della giornalista Giovanna Zucconi.

Da cosa nasce l’amore di Caproni per questa parte di Appennino boscosa e appartata? Nel settore genovese della valle, e più precisamente nel paese di Rovegno fu maestro elementare della piccola scuola del paese nella seconda metà degli anni Trenta, conoscendo durante la sua permanenza anche Rina Rettagliata, che sposò nel 1938. Allo scoppio della guerra Caproni venne arruolato e inviato sul fronte delle Alpi marittime. L’armistizio dell’8 settembre lo colse invece a Loco, frazione di Rovegno, e Caproni, davanti al rischio di venire arruolato nelle milizie della Repubblica di Salò, decise di aggregarsi alle formazioni partigiane svolgendo essenzialmente civili («senza sparare nemmeno un colpo» ricorda il poeta). Nell’ultimo periodo della guerra fu l’unico maestro della scuola di Loco e svolse il compito di commissario del comune di Rovegno («qualcosa come sindaco» diceva lui stesso).

Dopo la fine della guerra si trasferì a Roma dove continuò a insegnare e divenne un’importante figura del panorama letterario, collaborando con testate giornalistiche e case editrici e pubblicando alcuni dei libri più importanti per la poesia italiana del secondo Novecento. Tuttavia la val Trebbia rimane la meta delle vacanze estive, durante le quali Caproni amava fare lunghe passeggiate fra i boschi – e proprio in questo scorcio di Appennino ligure è stato creato un sentiero dedicato al poeta.

Una corrispondenza “sentimentale” con questo angolo appartato d’Italia che ha lasciato tracce anche nell’opera di Caproni. È del 1938 il volume di poesie Ballo a Fontanigorda, che richiama nel titolo uno dei paesini che si trova lungo la SS 45 che attraversa la valle. Da questo libro ecco un piccolo assaggio dei versi dedicati da Caproni a queste montagne e a un abitante speciale: la moglie Rina.

Nei tuoi occhi è il settembre
degli ulivi della tua cara
terra, la tua Liguria
di rupi e di dolcissimi
frutti.

Sopra i monti spaziosi
le poche case disperse
invidiano il colore caldo
della tua pelle, all’ora
che fa nostra ancora per poco
la terra.

Nicola Crocetti a Poesia Festival ’15: la Grecia vista dalla sua voce “italiana”

Nicola Crocetti è uno dei personaggi più coraggiosi del panorama letterario italiano. Dal 1981 è il fondatore e l’anima delle omonime edizioni specializzate in poesia, nelle cui numerose collane sono apparsi alcuni dei più importanti poeti italiani contemporanei come Antonella Anedda, Vivian Lamarque, Aldo Nove, Pierluigi Cappello e molti autori stranieri in traduzione. Inoltre dal 1988 pubblica la rivista “Poesia”, appuntamento mensile per gli appassionati, nelle cui pagine la redazione diretta da Crocetti propone voci italiane (anche esordienti) e straniere, recensioni e notizie dal mondo della poesia, con un respiro internazionale che ne fa un gioiello nel panorama delle riviste letterarie italiane.

Nicola Crocetti sarà protagonista di una conversazione con Alberto Bertoni e Roberto Galaverni a Poesia Festival domenica 27 settembre alle 15.30 presso la biblioteca MABIC di Maranello. Dopo l’incontro, l’attore Ennio Fantastichini sarà il protagonista di un intenso reading di poeti greci del Novecento tradotti dallo stesso Crocetti, l’intellettuale che più ha contribuito a farli conoscere in Italia.

Nicola Crocetti ha infatti tradotto numerosi poeti ellenici contemporanei, sia per le proprie edizioni che per case editrici prestigiose – va ricordato almeno il Meridiano Mondadori dei Poeti greci del Novecento.

La frequentazione dei poeti della Grecia non è però un’operazione esclusivamente letteraria. Nativo di Patrasso, con la penisola ellenica Crocetti ha un forte legame, e la passione letteraria lo ha portato a intrecciare rapporti con i principali poeti del Dopoguerra. Uno su tutti, Ghiannis Ritsos. Con il poeta di Monemvasia, che ha pagato con carcere, tortura e confino le proprie idee politiche nel Dopoguerra e durante il regime dei colonnelli a cavallo tra anni Sessanta e Settanta, Crocetti ha intessuto un’amicizia fatta di incontri iniziati durante i giorni bui della dittatura.

“Ho incontrato Ghiannis Ritsos per la prima volta nel ’72 – racconta Crocetti in una recente intervista in occasione dell’allestimento di uno spettacolo dedicato allo stesso Ritsos – quando si trovava agli arresti domiciliari nella casa di Samo dove la moglie, medico, aveva un ambulatorio. Prima di essere relegato a Samo, era stato rinchiuso dal regime militare dei colonnelli in un campo di concentramento con molti altri oppositori del regime. In gioventù Ritsos aveva sofferto di turbercolosi. Durante la prigionia si ammalò e i medici militari gli diagnosticarono erroneamente un tumore. Temendo che morisse e paventando l’idea di farne un eroe, lo confinarono a domicilio coatto. Io feci apposta un viaggio a Samo per incontrarlo, e diventammo subito amici, un’amicizia durata vent’anni, fino alla sua morte, nel 1990”.

Una storia di poesia e amicizia che fa parte dell’esperienza di Nicola Crocetti. L’appuntamento di Poesia Festival sarà l’occasione per ascoltare dalla sua viva voce questa e altre storie di poesia.

Nutrimento in versi: Ivano Marescotti, il cibo e la poesia

Carmina non dant panem dice un antico motto latino. La verità di questa affermazione è stata ripetuta da moltissimi poeti e artisti, magari scrollando le spalle e alzando gli occhi al cielo, per sottolineare con fatalismo la condizione precaria di chi si dedica alle arti o come lamento perché da tanto impegno e talento sarebbe lecito aspettarsi di che vivere.

Fuor di metafora, non del solo piacere della scrittura hanno vissuto in ogni tempo i poeti. I piaceri della tavola e del buon vino hanno appassionato anche molti di loro, spingendoli a lasciare nella propria produzione qualche traccia di questo amore.

A questo tema Poesia Festival dedica un evento con un protagonista che non poteva essere più adatto. Ivano Marescotti metterà in scena venerdì 25 settembre alle ore 21 a Marano sul Panaro il suo Linguàza. L’uomo è ciò che mangia, spettacolo che presenta un ricco repertorio di citazioni e letture tratte dai grandi della letteratura di ogni tempo rivelandone i “peccati di gola” preferiti. A partire dalla nota citazione del filosofo tedesco Feurbach contenuta nel titolo, la serata inanella ricordi, versi ed estratti dalle opere di autori come Marziale, Baudelaire, Neruda, Baldini, Shakespeare, Yeats, Metastasio. L’assortita selezione letteraria fa da contrappunto a una saporita e divertente aneddotica romagnola, dove i piaceri del cibo e del vino sono il pretesto per raccontare vicende di saggezza e ironia popolare che sanno illuminare con arguzia i fatti della vita.

Ludovico Antonio Muratori
Ludovico Antonio Muratori

Dalla Romagna all’Emilia. Quali i poeti della terra emiliana, golosa e amante della buona tavola, che hanno cantato le specialità di una cucina generosa? Tra i molti che si sono cimentati nell’impresa, c’è anche un illustre concittadino del festival. Ludovico Antonio Muratori (1672 – 1750) è stato uno dei più importanti intellettuali della sua epoca. Bibliotecario degli Estensi a Modena, erudito e appassionato studioso che si è dedicato a numerose discipline, dalle lingua antiche alla filologia, dalla numismatica alla filosofia morale, mantenne relazioni epistolari con molti intellettuali italiani ed europei del suo tempo ed è uno dei padri del metodo storiografico moderno. Tra i suoi molteplici interessi anche la poesia trovava uno spazio importante, con alcuni tentativi di scrittura in linea con le tendenze della letteratura dell’epoca.

Tra questi sono particolarmente curiosi i carmina macaronica giovanili. La “poesia maccheronica” è un genere che assume una sua fisionomia a partire dal Quattrocento recuperando la tradizione burlesca medievale. La lingua utilizzata per scrivere questo genere di componimenti è il latino. Non si tratta però del latino colto degli autori classici: se della prestigiosa lingua di cultura rimangono la sintassi e vengono per lo più rispettate le regole metriche proprie della poesia, il lessico è ricco di ibridazioni con il volgare, spesso richiamato nei registri più bassi, mentre i temi sono tutt’altro che “alti”: si parla spesso di cibo, elogiandone i sapori ed evocandolo in quantità smisurate, ma vi vengono ricordate anche altre funzioni corporali che mai avrebbero trovato posto nella letteratura “ufficiale”. Un incontro stridente fra registri lontanissimi che, nelle opere più riuscite, ancora oggi genera divertimento.

Con il Farinae elogium (“Elogio della farina”), Muratori coglie l’occasione per citare in rassegna numerosi dei piatti che ancora oggi si preparano in questo angolo di Emilia – e che evidentemente lui stesso adorava! –, golosità che nascono dalla semplicità della farina. Specialità senza tempo che ritornano nelle parole di un grande intellettuale di questi luoghi. Ecco la traduzione in italiano dell’Elogio della farina del prof. Gabriele Burzacchini, docente di Letteratura greca all’Università di Parma.

Elogio della farina
in relazione alle vivande
con essa
preparate.

Perché spalanchi gli occhi, o Musa?
Perché protendi il collo?
Stai forse ammirando i maccheroni cosparsi di formaggio?
Son figli della farina, questi.
Oh, le innumerevoli vivande fatte di farina!
Essa
alle cucine tanti servigi arreca.
L’ammirano
piattini, pignatte, padelle, mense, e degli uomini le bocche,
che senza questa vivere non possono.
Contemplo il quotidiano bisogno del pane,
della cui bontà la gola degli uomini non resta mai sazia.
Di torte, tortelli, tortellini
la sfoglia
è ancor niente.
Domandatelo ai fornai, che tanto le sono amici,
ed essi
gnocchi, tortiglioni, crescenti e crescentine
vi mostreranno.
Ridono i cuochi, mentre di farina numerose apprestano vivande,
e la tavola stessa
ora guarda stupefatta lasagne, ora tagliatelle,
ora ammira i lunghetti, ora gnocchetti, ora grattini.
Quanti sono, poi, i piatti di vermicelli!
Talora sono grossi, talvolta si fanno sottilissimi.
Ogni qual volta sfrigola la padella,
altrettante volte pure se ne estraggono rosolate frittelle.
Nella farina riconoscono la propria madre pasticci, e spongate,
e zuccherini e offelle, e sfogliate
dalla farina
traggono ghiotta origine.
Che dire, poi, dei contadini,
i quali
o che mescolino farina nei sughi di mosto,
o che nei “suoli” facciano ben unti borlenghi,
della sola utilità della farina
fanno uso.
O amata e riverita farina!
Tu che
nei marchingegni delle cucine tante volte sei adoperata,
e che
in tante vivande trasformata
alle nostre bocche svariato, saporito e gustoso
cibo somministri.

Michael Krüger: il poeta-editore che crede al futuro dei libri (e della poesia)

Tanti poeti si sono messi al lavoro dietro le scrivanie delle case editrici. Da T. S. Eliot che diresse la gloriosa Faber and Faber, ai casi italiani di Vittorio Sereni direttore letterario della Mondadori tra gli anni Cinquanta e Sessanta e Franco Fortini prezioso consulente per Einaudi. La tradizione dei poeti “in azienda” continua ancora oggi, e l’ospite internazionale dell’edizione 2015 di Poesia Festival ne è un continuatore esemplare. Michael Krüger è stato per decenni un pilastro di una delle più prestigiose case editrici tedesche, la Carl Hanser Verlag. Entrato come lettore presso l’editore di Monaco di Baviera nel 1968, dal 1986 ne è diventato direttore letterario, carica che ha lasciato di recente dopo una carriera luminosa che lo ha portato a inserire in catalogo ben quattordici scrittori premi Nobel, tra i quali Joseph Brodsky, Derek Walcott e Tomas Tranströmer.

«Bisogna essere allo stesso tempo psicologi, uomini d’affari, lettori e amici per essere editori» ha detto in una recente intervista a un quotidiano tedesco, sintetizzando le qualità che ne hanno fatto uno dei più rispettati protagonisti dell’editoria tedesca ed europea. In tempi di velocità e libri usa-e-getta, Krüger dichiara di essere stato sempre un funzionario editoriale vecchia maniera, di quelli che corteggiano gli autori importanti e che lavorano a lungo sui manoscritti di uno scrittore promettente. E come poeta non ha mai scordato di lasciare spazio alla poesia: «Naturalmente devo avere un piano, perché devo dare da vivere alle persone che lavorano nella casa editrice – dichiarava Krüger in un’altra intervista di qualche anno fa – ma pubblico anche otto raccolte di poesie all’anno. Questo per me non è negoziabile. Un editore che non pubblica raccolte di poesie, come molti grandi editori, a mio parere non capisce molto di letteratura».

Michael Krüger sarà a Poesia Festival sabato 26 settembre alle 18 alla Sala dei Contrari della Rocca di Vignola. Discorso del viaggiatore è il titolo dell’incontro che il poeta tedesco ha scelto per questa sua uscita italiana, che lo vedrà intervistato da Theresia Prammer e Roberto Galaverni. E il viaggiatore in questione non può che essere lui stesso: esploratore della letteratura, la propria ma soprattutto quella degli altri, e poi il viaggiatore curioso che nell’ultima raccolta tradotta anche in Italia da Mondadori col titolo Spostare l’ora manda cartoline in versi da ogni angolo del globo, e infine il viaggiatore che attraversa le stagioni dell’anno e della vita. Vero protagonista della poesia europea dei nostri giorni, Michael Krüger è uno degli autori che oggi più intensamente e lucidamente riflette sul problema del tempo, del presente e della storia senza rinunciare a una vocazione da osservatore delle più appartate presenze del mondo che ci circonda: Spostare l’ora porta in primo piano, come protagonisti e soggetti di diverse poesie, piante e animali di una natura addomesticata ma non per questo privata di un’intima tensione.

«Non passa giorno senza che mi occupi di poesia» ha affermato Krüger. «Molte persone, se le osservate in treno o all’aeroporto, se ne stanno sedute e leggono enormi, terribili romanzi polizieschi, insopportabilmente noiosi e ripetitivi e altre cavolate del genere, mentre potrebbero trovare una più chiara comprensione del mondo in una poesia di Paul Celan o di Hans Magnus Enzensberger. Sul ruolo della poesia e sul futuro dei libri, Michael Krüger non ha dubbi: «Fortunatamente sono nate ultimamente molte piccole case editrici che stanno recpuerando il gusto di fare bei libri, che si oppongono all’industrializzazione estrema. Tornano a essere editori nel senso tradizionale del termine. Naturalmente il mercato potrà correggere i loro progetti, ma queste persone sono il futuro».

La notte della poesia: un omaggio all’Antologia di Spoon River a Poesia Festival ’15

Dopo cento anni dall’uscita in volume, il mito dell’Antologia di Spoon River è ancora vivo. Si tratta di uno dei libri di poesia più letti e che più ha toccato l’immaginario collettivo. Specie in Italia, diventata il “paese d’adozione” del volume più noto della ricca produzione in versi del poeta americano Edgar Lee Masters. Merito sicuramente dei molti artisti, specie nel mondo della musica, che vi si sono ispirati su entrambe le sponde dell’Atlantico. Per il pubblico italiano rimane una pietra miliare il disco di Fabrizio De André Non al denaro non all’amore né al cielo, che raccoglie nove canzoni ispirate ad altrettanti componimenti dell’Antologia.

A questo libro è dedicata idealmente “La notte della poesia” che si terrà a Poesia Festival a partire dalla mezzanotte di sabato 26 settembre presso lo Spazio Famigli di Spilamberto. A questo appuntamento per tira-tardi di Poesia Festival prenderanno parte i poeti Luca Ariano, Chiara Bernini, Giorgio Casali, Roberta De Piccoli, Valerio Grutt, Isabella Leardini, Alessia Natillo, Giuseppe Nibali, Valentina Pinza, Francesca Serragnoli, Stefano Serri e Mariadonata Villa, che si alterneranno al microfono per leggere componimenti propri e tratti dall’Antologia di Spoon River, in un’atmosfera notturna che restituirà la suggestione delle confessioni dall’aldilà dei personaggi di Masters. A intervallare le letture ci saranno gli interventi musicali di Gio Stefani, Michele Vignali e Angus Mc Og.

Ma perché in Italia ha avuto questo successo un libro così profondamente “americano”, le cui radici affondano nella realtà agreste di un Midwest intriso di cultura puritana, e quindi così lontano? Il mito dell’Antologia nasce con Cesare Pavese, appassionato studioso e “scopritore” della letteratura americana tra i tardi anni Venti e gli anni Trenta. Nel 1930, mentre stava dando gli ultimi ritocchi alla sua tesi di laurea su Walt Whitman (altro poeta di cui si parlerà a Poesia Festival ’15), Pavese riceve dal suo “corrispondente americano” Antonio Chiuminatto diverse novità importanti della letteratura statunitense. Fra queste c’è anche la raccolta di scarne elegie in forma di epitaffi di Masters. Pavese se ne innamora, ringrazia con entusiasmo l’amico, e ne scrive su alcune riviste. Anni dopo consiglia il libro a una giovane allieva, aspirante studiosa di letteratura inglese, la quale a sua volta ne viene elettrizzata: Fernando Pivano. È la stessa Pivano a raccontare il colpo di fulmine per quelle liriche senza fronzoli: «Quando [Pavese] mi diede i primi libri “americani” li guardai con grande sospetto. Ma l’Antologia di Spoon River l’aprii proprio a metà, e trovai una poesia che finiva così: “mentre la baciavo con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso mi fuggì”. Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato. […] Non c’è dubbio che per un’adolescenza come la mia, infastidita dalla roboanza dell’epicità a tutti i costi in voga nel nostro anteguerra, la semplicità scarna dei versi di Masters e il loro contenuto dimesso, rivolto ai piccoli fatti quotidiani privi di eroismi e impastati soprattutto di tragedia, erano una grossa esperienza. […] In questi personaggi che non erano riusciti a farsi “capire” e non avevano “capito”, dal loro dramma di poveri esseri umani travolti da un destino incontrollabile, scaturiva un fascino sempre più sottile a misura che imparavo a riconoscerli; e per riconoscerli meglio presi a tradurli, quasi per imprimermeli nella mente».

Queste traduzioni furono ovviamente “scovate” dal maestro Pavese, che le propose a Einaudi per la pubblicazione. Per aggirare le limitazioni della censura sulle opere straniere (specie americane e inglesi), nel 1943 uscì una scelta di componimenti tradotti dalla Pivano con il titolo Antologia di S. River, fingendo che il volume contenesse i pensieri di un improbabile San River. Il libro fu presto sequestrato e subì alcune modifiche imposte dal regime prima di riapparire, ma nel frattempo era già nato un culto clandestino fra molti giovani antifascisti. Ciò che accadde in seguito coincide in buona parte con le vicende culturali dei movimenti giovanili dei decenni successivi alla fine della seconda guerra mondiale. All’America capitalista e imperialista si preferisce quella creativa e anticonformista che anche in letteratura irradia valori nuovi e differenti. E l’Antologia fa parte a pieno titolo di quei libri che hanno contribuito a costruire il mito di un’America come frontiera di un mondo che può cambiare. Oltre al disco di De André e alle numerose riduzioni teatrali e radiofoniche che ne sono state tratte, lo testimoniano l’oltre mezzo milione di copie che Spoon River ha venduto in Italia nel corso degli anni.

Poetry Soundtrack: la poesia nel cinema, nella musica, nella voce

Fare la storia del cinema suonando musica. Sembra un paradosso, ma si tratta del mestiere di compositore di colonne sonore, quel tappetto musicale più o meno discreto che accompagna la visione di un film sul grande (e anche sul piccolo) schermo. Un ruolo che a volte rischia di passare in secondo piano, ma che alcuni grandi interpreti del genere sanno valorizzare al punto da far ricordare i propri fraseggi più delle battute dei film.

È il caso di Luis Bacalov, il compositore di origini argentine che a tanti capolavori del cinema italiano ha dato un’anima con le sue composizioni, fino a ricevere il premio Oscar nel 1996 per la colonna sonora del film Il postino, l’indimenticabile ultima apparizione di Massimo Troisi. Un film che ha a che fare con la poesia: tratto dal romanzo Il postino di Neruda di Antonio Skàrmeta, la storia ha tra i suoi protagonisti proprio il poeta cileno.

Assieme all’attore Cosimo Damiano Damato, Luis Bacalov sarà il protagonista dello spettacolo inaugurale di Poesia Festival ’15 giovedì 24 settembre al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, subito dopo la lezione magistrale del poeta Franco Loi.

Poetry Soundtrack è una carrellata emozionante attraverso le più note composizioni per il cinema di Bacalov, e allo stesso tempo un omaggio ai registi che si sono avvalsi del suo talento. Con diversi punti in comune con la poesia. La voce di Cosimo Damiano Damato dialogherà con il pianoforte del compositore argentino rievocando gli artisti che hanno concepito le importanti pellicole cui Bacalov ha dato il suo prezioso valore aggiunto attraverso poesie, ricordi degli amici, passi di scritti privati e di interviste. Si va dal tema Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, dove l’intellettuale scomparso tragicamente quarant’anni fa verrà ricordato attraverso le sue note al testo evangelico e un monologo inedito, passando per La città delle donne di Federico Fellini, con la lettura di pensieri del regista e degli amici fino al già citato Il postino, per ricordare la figura di Massimo Troisi attraverso le parole dell’autore napoletano e di chi lo ha conosciuto. Si passa poi al cinema di genere, che le musiche di Bacalov hanno contribuito a far amare anche al pubblico dei cinefili: dalle musiche di Django, composte per per lo spaghetti-western di Sergio Corbucci e volute anche da Quentin Tarantino per il suo recente remake (e proprio alcuni stralci di interviste ironiche e surreali del cineasta americano faranno da contrappunto alle musiche), a quelle per la pellicola cult Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo, con la sorprendente lettura di poesie scritte da uno dei registi più “duri” del cinema italiano.

Uno spettacolo per chi ama il grande cinema, la musica e le suggestioni letterarie, con la poesia a fare da fil rouge attraverso i diversi momenti, emergendo nelle letture e nel mondo artistico di ogni regista, rievocata dalla voce di Damato: un debutto all’insegna dell’incontro fra linguaggi per Poesia Festival ’15.

Incontri e agguati: Milo De Angelis a Poesia Festival ’15

Milo De Angelis ha affrontato nella sua poesia diversi temi: la memoria, il tempo, la scomparsa dolorosa di un affetto, la sua Milano di periferia. Non aveva ancora affrontato invece uno dei temi autobiografici che per primo salta agli occhi leggendo la misurata nota che ne descrive il percorso in quarta di copertina: “insegna in un carcere di massima sicurezza“.

Si tratta del carcere di Opera, una struttura penitenziaria che ospita numerosi reclusi alla periferia sud di Milano con forte presenza di soggetti pericolosi, ma che offre programmi di scolarizzazione e avviamento professionale. Un carcere di massima sicurezza è uno dei luoghi più difficili da frequentare anche se si ha la consapevolezza di poter tornare a casa dopo ogni giornata di lavoro. È qui, «nella grigia / stalla di via Camporgnago quaranta» che Milo De Angelis svolge il servizio di insegnante. Ed è qui che ha ambientato la sezione conclusiva, dal titolo Alta sorveglianza, del suo ultimo lavoro in versi, Incontri e agguati, uscito a giugno 2015 per Mondadori.

Introdotte da una citazione della Ballata del carcere di Reading di Oscar Wilde, nella sezione “carceraria” del nuovo lavoro di De Angelis si alternano due voci, quella più vicina alla dimensione autobiografica del poeta stesso, che con una scrittura insolitamente caricata di riferimenti concretissimi alla vita del penitenziario – con l’ingresso nella sua poesia di un lessico che siamo soliti incontrare nei resoconti giornalistici – e quella di un detenuto che racconta la propria di vicenda di assassino di una giovane donna, termine drammatico di una vicenda passionale.

«Fin dall’inizio, appena entrato in carcere, – ha spiegato De Angelis in un’intervista al sito «Le parole le cose» – ho intuito una presenza che era già in me e che in nessun luogo era forte come lì, tra quelle mura. La presenza dell’esilio. L’esilio fa sentire il suo richiamo in ogni penitenziario, ma ancora di più a Opera, che ha un numero rilevante di detenuti “ostativi”, ossia con la certezza giuridica di non potere più uscire da lì, nemmeno per un giorno. Parlare in classe dei grandi esiliati della letteratura – parlare di Dante o di Tasso, di Ovidio o di Rimbaud – crea sempre risonanze profonde, così come […] discutere delle varie forme di esilio, su cui i detenuti perpetui riflettono da sempre, come il loro professore».

Milo De Angelis sarà a Poesia Festival sabato 26 settembre alle ore 16.30 presso la Sala delle Mura di Castelnuovo Rangone per presentare Incontri e agguati intervistato da Roberto Galaverni. Il poeta milanese, tra i più apprezzati oggi in attività e punto di riferimento per molti tra i lettori più giovani, potrà ripercorrere una carriera poetica fatta di molte tappe luminose fino all’ultimo, rigoroso lavoro che conferma la tenuta stilistica di Milo De Angelis e attraversa, oltre alle vicende del penitenziario, il riemergere di figure e vicende del passato e il teso confronto con l’ossessione della fine.

Qui la lettura di Massimo Natale di Incontri e agguati per «il manifesto»:
http://ilmanifesto.info/milo-de-angelis-questa-morte-e-unofficina/

Scrittore e cantautore: bis di Dente a Poesia Festival ’15

La tentazione di passare dallo spartito alle pagine di un libro è forte se sei un autore di canzoni. C’è chi lo fa per scrivere un’autobiografia dove riassumere le avventure e gli incontri di una carriera, e chi si dedica alla scrittura inventando mondi narrativi che affascinano tantissimi lettori, non per forza gli stessi che seguivano la musica del cantante-scrittore.

Ultimo in ordine di tempo e dal punto di vista generazionale a cedere a questa tentazione è stato Dente, al secolo Giuseppe Peveri. Il cantautore fidentino, emerso negli ultimi anni come una delle voci più interessanti e apprezzate della canzone italiana, ha deciso di affidare al formato silenzioso del libro una raccolta di scritti molto particolari, pubblicati quest’anno da Bompiani col titolo Favole per bambini molto stanchi. Brevi, a volte brevissimi scritti, con il tono della favola e il passo beffardo della freddura, che giocano con i significati, con i suoni e creano un mondo rovesciato che chiede al lettore di essere osservato con uno sguardo diverso, rinnovato. «Mi piace molto giocare sui livelli di lettura, l’ho fatto anche in alcune canzoni. Mi affascina anche come lettore, dalla semplice metafora ai doppi significati fino ai messaggi nascosti. Credo che questo libro si possa leggere in tanti modi, una favola al giorno, tutto d’un fiato, un capitolo alla volta, soffermarsi su una favola per un po’ oppure leggerla senza pensarci troppo, ascoltare il suono» ha spiegato Dente al sito «Ho un libro in testa» a proposito di questa sua originale opera letteraria (leggi l’intervista completa).

Dente presenterà Favole per bambini molto stanchi a Poesia Festival venerdì 25 settembre a Castelvetro di Modena alle 18.30 presso il bistrot Bicér Pîn dialogando con il giornalista Roberto Serio. Un aperitivo letterario dedicato al suo affezionato pubblico per conoscere questa originale dimensione artistica di un protagonista della musica indipendente.

A seguire, presso il Teatro di via Tasso alle ore 22.30 Dente imbraccia la chitarra e sale sul palcoscenico per un concerto acustico dove ripercorrere una carriera che ha prodotto fino ad ora quattro album e centinaia di concerti in tutta Italia, più numerose prestigiose collaborazioni.

«Non mi dispiace la definizione cantautore» ha affermato tempo fa al «Corriere della Sera» (leggi l’articolo), precisando però di essersi allontanato dalla concezione “poetica” della stagione classica dei cantautori, quando si faceva « credere a tutti che una canzone debba essere come una poesia, invece è una canzone e basta». Per i tanti che lo seguono da tempo, Dente è però qualcosa di più di un cantautore degli anni Duemila. Nei suoi testi, che parlano spesso dei trabocchetti e delle disillusioni dell’amore contemporaneo, riesce a rispecchiarsi una generazione, come accade con molti colleghi che stanno ottenendo proprio negli ultimi anni molta approvazione di pubblico come Zen Circus, Le luci della centrale elettrica, Brunori SAS e che sono diventati, volenti o nolenti, per davvero o nella finzione mediatica, ideali portavoce dei loro coetanei.

Franco Loi: la poesia in dialetto inaugura Poesia Festival

È uno dei fenomeni che più contraddistingue la letteratura italiana quello della poesia in dialetto. Come un torrente sotterraneo le lingue popolari sono sempre state presenti, spesso costituendo un dilemma per molti scrittori. Se, solo per fare due esempi, già Dante nel De vulgari eloquentia tentava un sommario elenco delle parlate regionali italiane, e ancora un’opera come l’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo è scritta in una lingua a forti tinte “padane”, dall’altro lato la vicenda dell’italiano letterario si sovrappone al tentativo di nascondere le lingue locali a favore di una lingua colta e letteraria unitaria. Così non stupisce se Ludovico Ariosto riscrive fino a tre volte il suo Orlando furioso per farlo coincidere con la norma “toscana”, e se secoli dopo Alessandro Manzoni ritiene “scritta male” la prima stesura del suo romanzo, e sceglie di «risciacquare i panni in Arno» prima di rimettere mano ai suoi Promessi sposi.

Con la significativa eccezione ottocentesca di Giuseppe Gioacchino Belli e di Carlo Porta, sarà il Novecento, specialmente dopo il 1945, a riscoprire il valore della poesia e dei poeti in dialetto, comprendendo la grandezza di figure dimenticate e prestando attenzione ai tanti poeti che sceglievano gli idiomi locali per la scrittura. Poesia Festival ha spesso dedicato attenzione ai poeti in dialetto, ospitando negli anni figure di riferimento come Franca Grisoni e Fabio Franzin, presentando antologie sul tema come l’Italia a pezzi o invitando a intervenire Franco Brevini, uno dei principali osservatori del fenomeno – senza dimenticare che del comitato scientifico del festival fa parte Emilio Rentocchini, uno dei principali poeti in dialetto di oggi.

Per questa undicesima edizione, Poesia Festival ha scelto di affidare a uno dei principali autori in dialetto la lezione magistrale durante la serata inaugurale. Sarà infatti Franco Loi il poeta protagonista la sera di giovedì 24 settembre presso il Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.

Nato a Genova nel 1930 ma milanese d’adozione, ha scritto libri indimenticabili di versi proprio nel dialetto meneghino, pur riadattandolo in modo del tutto personale, «come si è andato memorizzando dalle esperienze di lavoro, di attività politiche e di svago»: così lo stesso Loi ha voluto precisare in una nota introduttiva a Stròlegh, il suo primo libro importante del 1975. Un «uso della lingua fortemente inventivo ed esuberante, ad ampia escursione espressionistica» è, secondo la definizione di Roberto Galaverni, quello di Loi, poeta che della sua Milano ha attraversato la storia degli ultimi decenni, esperienza raccolta alcuni anni fa in bel libro intervista dal titolo Da bambino il cielo (scheda del libro). Dalla Milano del Dopoguerra che attrae masse di persone da ogni angolo d’Italia con la speranza di un lavoro e di un’esistenza migliore, passando per la Milano del boom economico, del Sessantotto, degli anni di piombo, fino alla metropoli moderna dove sopravvivono scampoli di un mondo che non c’è più. Ma anche la Milano fucina di pensiero e letteratura di Vittorini, Sereni e Fortini e quella delle passioni, della politica come impegno totale del tifo milanista.

«Avevo il milanese dentro di me molto più di quanto pensassi» racconta Franco Loi a proposito dei suoi esordi di poeta e della “vocazione” per il milanese come lingua della poesia. Un percorso che inizia da questa prima illuminazione e continua fino ad oggi, con una produzione in versi inesausta e che segna uno dei percorsi poetici più interessanti del Secondo Novecento.