Castelfranco Emilia
Le origini di Castelfranco Emilia, sono legate, secondo le fonti letterarie, al centro di “Forum Gallorum”, che risalirebbe all’epoca di occupazione celtica, cioè fra IV e II secolo a.C.
Il nome di Castelfranco deriva, però, dalla fondazione medievale del “Borgo Franco” (o Castello Franco) avvenuta ad opera dei Bolognesi nel 1226. Ai nuovi abitanti del paese, Bologna concesse particolari condizioni fiscali in quanto il Borgo Franco era l’ultimo centro bolognese in prossimità del confine con la nemica Modena, e quindi fungeva da avamposto di difesa. Va ricordato, però, che nel territorio che si identifica con l’odierno comune di Castelfranco E., si ebbero insediamenti molto più antichi, emersi grazie alle recenti ricerche archeologiche. Il primo vero insediamento antico a carattere urbano del territorio di Castelfranco E. è un villaggio etrusco vissuto fino all’epoca celtica, organizzato secondo un impianto ortogonale, ma l’organizzazione territoriale di più ampia portata risale alla colonizzazione romana (II a.C.-IV d.C.), avvenuta sul riferimento della via Emilia. La storia di Castelfranco E. è ricca di cambiamenti e rovesci: dalla dominazione longobarda, fino alle vicende medievali legate strettamente alla rivalità fra i due forti comuni di Modena e Bologna (città della cui orbita ha a lungo fatto parte). Dopo i molti secoli di appartenenza allo Stato Pontificio, periodo in cui la fisionomia della città muta notevolmente, Castelfranco E. diviene luogo di moti carbonari, fino al plebiscito del 1860, che sancisce l’annessione al nuovo Regno d’Italia. La storia moderna della città è fortemente legata alla sua vocazione agricola: gli scioperi agricoli assumono carattere corrente, e forte diventa la presenza delle leghe dei lavoratori. Nel 1929 il comune viene trasferito dalla provincia di Bologna a quella di Modena. La dura prova del regime fascista e della guerra valse alla città la medaglia d’oro al valore militare alla memoria.
Nonostante le riedificazioni e trasformazioni edilizie avvenute dopo la guerra, Castelfranco ha fortunatamente conservato la caratteristica tutta emiliana del centro storico con il portico continuo, le cui due ali costeggiano la Via Emilia senza interruzione. L’economia di Castelfranco vive dell’integrazione fra le tradizionali attività agricole e quelle più recenti di una avanzata piccola industria. Esiste inoltre un movimento commerciale e artigiano abbastanza intenso. Nel comune di Castelfranco sono situati una delle più belle ville storiche del modenese, Villa Sorra, edificata nei primi anni del Settecento, con il suo giardino all’inglese, e il castello di Panzano, di antiche origini, riedificato sul finire del ’500. Merita senz’altro una visita il Museo Civico Archeologico “A.C. Simonini”, che conserva reperti notevoli di una storia lunga e stratificata.
Castelnuovo Rangone
Il piccolo centro storico è stato recentemente recuperato attorno alla Torre medievale, uno dei simboli dell’identità cittadina. A metà tra il Municipio e la Chiesa, si trova la statua del maialino, piccolo “monumento” in bronzo all’animale-simbolo della qualità del lavoro delle tante aziende locali, maestre riconosciute nella lavorazione delle carni suine. Castelnuovo ha dedicato, primo Comune in Europa, un parco a John Lennon, «poeta, musicista e pacifista», sede di eventi, concerti e iniziative culturali. Di fronte si trova il parco di lettura Il Giovane Holden, collegato alla biblio-mediateca di prossima apertura, all’interno di Villa Ferrari. Sparse per Castelnuovo le Bacheche letterarie, sono lastre di vetro che ospitano testi, poesie, canzoni d’autore. Il parco Sandro Pertini è illustrato dalle tavole a fumetti di Andrea Pazienza e da poesie di Edoardo Sanguineti. Nel grande parco Rio Gamberi c’è la Collina delle Fiabe, con le sagome dei personaggi realizzate da Emanuele Luzzati, cittadino onorario di Castelnuovo Rangone. Gli amanti delle due ruote possono percorrere la strada Jack Kerouac, un tratto della pista ciclabile Modena-Vignola. La frazione di Montale è uno dei siti archeologici più noti dell’Età del Bronzo. Qui sorge il Parco archeologico della Terramara, vera “scuola-museo” all’aperto dove i visitatori possono cimentarsi con le attività artigianali e quotidiane delle genti della civiltà terramaricola. Sempre a Montale, un parco è stato dedicato all’artista e designer Bruno Munari.
Castelvetro di Modena
Il cuore del paese, patria del vino Lambrusco Grasparossa e bandiera arancione per l’ospitalità turistica, è Piazza Roma, sulla quale si affacciano il Palazzo comunale, le Torri dell’orologio e delle prigioni e il Palazzo Rinaldi. Al centro una pavimentazione in lastre bianche e nere forma una scacchiera, teatro di partite di dama vivente in occasione di rievocazioni storiche in costume, legate alla permanenza in paese di Torquato Tasso. Castelvetro ospita il Mercurdo, mercato dell’assurdo, manifestazione internazionale dedicata ad artisti e comici del non sense. Oggi, in paese, esiste anche il Musa, museo dell’assurdo, il cui patrimonio di opere d’arte si arricchisce anno dopo anno. Nel 2004 è stata conferita la cittadinanza onoraria al cantautore e scrittore Francesco Guccini. Di particolare interesse sono i diversi oratori sparsi sul territorio, tra cui spicca l’oratorio di San Michele, tra i torrenti Guerro e Nizzola, a metà strada tra Levizzano e Castelvetro. A Levizzano, frazione di Castelvetro, troviamo il Castello, eretto prima dell’anno mille e la Torre matildica. Ai piedi del Castello è stato recentemente recuperato il Cimitero napoleonico, suggestiva sede di concerti. Particolarmente interessante il santuario di Puianello, dedicato alla Madonna della Salute. Alla Chiesa, oltre che in auto, è possibile accedere anche attraverso un viale-gradinata, fiancheggiato da cipressi. Una volta raggiunta la Croce, il punto più alto della zona, si può ammirare uno splendido panorama delle campagne circostanti.
Savignano sul Panaro
Di particolare interesse è il borgo medievale di Savignano alto. La strada di accesso al Castello è pavimentata in ciottoli di fiume. Dopo il torrione, che sovrasta il primo voltone, si snodano edifici costruiti sulle antiche mura castellane: la Casa del capitano, che presenta tracce di affreschi e le case successive, molto caratteristiche, che furono edificate su una cinta muraria interna. Proseguendo attraverso una scala di mattoni, si giunge al sagrato della Chiesa, circondato da un robusto muro che è quanto rimane dell’originario nucleo della Rocca. La zona che fiancheggia la strada Bazzanese è di notevole interesse per la concentrazione di grandi querce, testimonianza di un passato in cui la bassa collina era ricoperta di boschi. Dal centro storico di Savignano, parte infatti l’itinerario detto «la via delle querce». Al Centro civico, in località Doccia, c’è il Museo paleontologico dell’elefante, che prende il nome dal reperto fossile di Archidiskodon gromovi, unico esemplare autoctono della Val Padana. Per le visite telefonare alla Biblioteca comunale al numero 059 731439. Nel territorio di Savignano fu trovata nel 1925 una delle più note veneri preistoriche d’Italia, la Venere detta appunto di Savignano, immagine femminile di fertilità, custodita al Museo Pigorini dell’Eur a Roma. Oggi Savignano si caratterizza anche come uno dei primi e più attivi comuni italiani impegnati per la cultura della legalità, contro le mafie, a sostegno dell’associazione Libera di Don Ciotti e Rita Borsellino.
Spilamberto
Durante i restauri del Torrione medievale (inizi XIV secolo) fu scoperta una cella con muri ricoperti da iscrizioni: un diario tenuto da un prigioniero, tal Messer Filippo, amante dello «stil novo», che, leggenda vuole, prima di morire, abbia fatto udire un lamento che echeggia nelle notti estive. Al primo piano del torrione ha sede l’ordine del Nocino Modenese, associazione nata nel 1878 che promuove l’antico liquore a base di noci e di usanze antichissime. A piano terra invece risiede Antiquarium, mostra permanente di archeologia del fiume Panaro. Per le visite telefonare al numero 059 789964. Opposta al Torrione è la Rocca Rangoni (inizi XIII secolo, ma più volte modificata). Diventata abitazione della famiglia Rangoni dal 1650 fino al 2005 quando è stata acquisita dal Comune assieme al suo grande parco centenario che arriva ad affacciarsi sul fiume Panaro. Una delle strade più antiche e caratteristiche di Spilamberto è via Obici con i suoi portici, le sue “canòle” e l’osteria. Un vicolo che attraversa l’antica via è stato uno dei primi in Italia dedicato a Fabrizio De Andrè. Tanta storia, ma anche tanta natura. Gli amanti delle passeggiate a piedi o in bicicletta possono seguire il percorso Natura che fiancheggia la riva del fiume Panaro fino a Vignola, oppure la pista ciclabile sul tracciato della vecchia ferrovia. Percorsi sicuri, da cui ammirare la campagna con i suoi alberi da frutto, le siepi alte e basse e le piante autoctone. Imperdibile il Museo del Balsamico Tradizionale, all’interno della settecentesca Villa comunale Fabriani, che ospita anche la sede della Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Per visite guidate e assaggi al Museo telefonare al numero 059 781614. Tra gli eventi più importanti non si può dimenticare la centenaria Fiera di San Giovanni Battista (fine giugno, in occasione del Santo Patrono) manifestazione dedicata ai prodotti tipici e all’avicunicoltura, all’interno della quale si realizza anche il Palio del Balsamico, gara in cui si premiano i migliori 12 produttori di Balsamico, dopo innumerevoli assaggi (nel 2008 si sono fatti 12.700 assaggi). Nel periodo autunnale la manifestazione principale è Vetrine, Motori e Balsamici Sapori, iniziativa in cui nella prima giornata del sabato si celebra la cottura del mosto (elemento base per la produzione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena) a cielo aperto e a fuoco lento, mentre la domenica è dedicata ai motori.
Vignola
Vignola è conosciuta nel mondo per le sue ciliegie a cui si dedicano feste e sagre, tra cui quella splendida della fioritura, che si svolge tutti gli anni tra aprile e maggio. Situata nel cuore del centro storico, a dominare il fiume Panaro e la valle, la Rocca è il simbolo della città. Le sue origini sono antichissime: è citata già nel IX secolo. Sorta come struttura difensiva, con la signoria dei Contrari, ha assunto, nei secoli, le funzioni di dimora residenziale. Al suo interno sono visitabili diverse sale che prendono il nome dai motivi degli affreschi, la cappella, gli alloggi degli armigeri (poi diventati prigioni) e i camminamenti di ronda che collegano le tre torri. Dal cassero si può ammirare lo splendido panorama del centro storico e delle campagne. Per le visite telefonare al numero 059 775246. Di fronte alla Rocca il Palazzo Boncompagni (o Barozzi). Costruito a partire dal 1560 per Ercole Contrari «il vecchio», viene attribuito al noto architetto vignolese Jacopo Barozzi, al quale si deve la bellissima scala a chiocciola a struttura elicoidale autoportante. Sempre in centro troviamo la Casa di Lodovico Antonio Muratori, dove nacque l’illustre storico e letterato (1672-1750), che ospita anche la Scuola di musica comunale. A Vignola sono diversi i percorsi naturalistici. Tra questi, il percorso Sole, che segue il fiume Panaro fino al Ponte di Marano. Percorribile a piedi o in mountain bike, il sentiero si addentra in un ricco paesaggio fluviale. Su questo percorso si trova il Casale della Mora, ostello dove si può pernottare. Per prenotazioni telefonare al numero 059 764365. Da diversi anni Vignola promuove in giugno, Jazz in’ It, prestigiosa rassegna internazionale di musica jazz.
Marano sul Panaro
Per la sua caratteristica di essere l’ultimo Comune della pianura ed il primo della montagna, Marano sul Panaro è stato definito “la porta dell’Appennino”. Ciò rappresenta una ricchezza per il paese che gli ha permesso da un lato di raggiungere i livelli di sviluppo economico e sociale propri della pianura e di conservare, allo stesso tempo, le bellezze naturali e l’economia rurale tipiche delle zone collinari. La conoscenza, la tutela la fruizione dell’ambiente naturale sono da tempo la priorità delle Amministrazioni comunali maranesi che, con i loro interventi, nel corso degli anni, hanno creato un’offerta turistica di indubbio interesse con il Museo civico di ecologia e storia naturale, il Museo delle Energie, il Parco faunistico di Festà, il Parco delle Cince a Casona. Migliaia di visitatori ogni anno fruiscono del Parco Fluviale di Marano, attraversato dal Percorso Natura che da Modena giunge fino a Casona. Essendo ricco di storia, il territorio di Marano offre ai visitatori borghi di interesse architettonico e ambientale come Festà, Ospitaletto, Rodiano, Denzano e Villabianca. Altra eccellenza del territorio sono i prodotti tipici (Parmigiano Reggiano, aceto balsamico tradizionale, tortellini di Marano, crescentine, gnocco, borlenghi, ecc.) che si possono acquistare nelle numerose rivendite o degustare nei molti ristoranti presenti. Durante tutto l’arco dell’anno, si tengono parecchie manifestazioni culturali e ricreative, a testimonianza dell’elevato grado di coesione sociale che caratterizza i cittadini di Marano; basti pensare che in paese operano 23 Associazioni basate principalmente sul volontariato. Tra gli eventi più importanti segnaliamo: il Festival nazionale ed europeo del Teatro dei Ragazzi, la rassegna di danza Anzichèdanza ed il ciclo di incontri con i protagonisti di alpinismo, avventura ed espolorazione Azione Natura, il Carnevale Maranese, la Festa dell’agricoltura, il Mercatino di Natale.
Maranello
Maranello è sinonimo in tutto il mondo di Ferrari: qui, nel 1943, Enzo Ferrari trasferì gli stabilimenti dell’azienda automobilistica che da allora è universalmente riconosciuta come uno dei simboli dell’innovazione tecnologica, del know how, della passione per il lavoro. Oltre alla sede storica di Via Abetone Inferiore, negli ultimi anni il territorio si è arricchito di altri, importanti “segni” legati alla presenza dell’azienda: la Galleria Ferrari, visitata ogni anno da decine di migliaia di appassionati, che dal 1990 racconta la storia e l’attualità del mito Ferrari attraverso le vetture, i motori, le immagini più significative; l’avveniristica Galleria del Vento progettata da Renzo Piano; i nuovi stabilimenti di via Grizzaga disegnati da Massimiliano Fuksas, un complesso tecnologico costruito “a misura d’uomo”. Il territorio di Maranello, tra la fascia collinare e la pianura, è anche caratterizzato dalla presenza di numerosi parchi e aree verdi, come il Parco Enzo Ferrari, che in estate ospita spettacoli e iniziative, e il Parco di Villa Rangoni Machiavelli, aperto al pubblico tra marzo e ottobre, dove si trovano decine di importanti opere di scultura contemporanea della Collezione Severi (tra gli altri, lavori di Pietro Cascella, Yoshin Ogata, Gio’ Pomodoro). Di rilievo naturalistico anche il percorso ciclo-pedonabile che affianca il Torrente Tiepido. Le manifestazioni più importanti sono il Giugno Maranellese (i fine settimana di giugno in Piazza Libertà), l’Estate a Maranello (a luglio nei parchi e nelle piazze del capoluogo e delle frazioni), Maranello Terra di Motori (tra aprile e maggio, iniziativa dedicata ai motori e alla sicurezza stradale), il Gran Premio del Gusto (in ottobre, appuntamento legato ai prodotti tipici e alla gastronomia).
Guiglia
Il territorio di Guiglia si estende per 49 Kmq nella zona di transizione fra la collina e la fascia montana sulla destra del fiume Panaro. L’ambiente è caratterizzato dalla compresenza di colture agrarie e di boschi, la cui estensione aumenta procedendo verso sud. Nella parte più a nord ( quella a quote altimetriche più basse) prevalgono colline argillose coltivate soprattutto a prati, cereali e ciliegio ed è presente un diffuso sviluppo di formazioni calanchive. Nelle zone di contatto tra le argille e le arenarie sgorgano numerose sorgenti tra le quali alcune di acqua sulfurea. Circa un quarto del territorio comunale di Guiglia è compreso nel Parco Regionale dei Sassi di Roccamalatina. La chiesa del borgo dedicata a S. Geminiano (patrono del paese) risale al 1474 con rifacimenti ottocenteschi. Al suo interno varie opere di arte religiosa: un dipinto di Madonna con Santi, copia del ‘600, un Correggio raffigurante la Madonna con S. Giorgio, Via Crucis del ‘700, terracotta di S. Geminiano del ’600 e una croce astile in argento del ’500 attribuibile al Da Porto. Nel punto più alto del paese si trova l’antico castello di Guiglia. Un castello preesistente, del quale si hanno ben poche notizie, fu distrutto da un violento incendio nel 1361. La ricostruzione durò circa 40 anni, per compiersi, pertanto, verso la fine del secolo XIV. A tale fase costruttiva è ascrivibile la torre attuale e l’ala orientale del castello, un tempo munita di ponte levatoio. Nel 1630, quando Guiglia fu infeudata ai Montecuccoli, il marchese Francesco avviò lavori di radicale trasformazione dell’antica rocca in sontuosa residenza nobiliare. Fu rimosso il ponte levatoio e chiusa la vecchia porta a oriente, furono ampliati gli appartamenti e creato un nuovo e prestigioso accesso, l’attuale, costituito da un alto portale sormontato da un timpano sostenuto da colonne, attraverso il quale si accede ad una loggia decorata da pregevoli stucchi. All’interno delle mura, nel 1632 per volontà del marchese Francesco Montecuccoli, fu dato inizio alla costruzione di un Convento con annessa Chiesa posto a lato del Castello. Nel territorio di Guiglia si possono gustare tutte le specialità tipiche della cucina Emiliana. Chi visita questi luoghi non può mancare di assaggiare i Borlenghi, le Crescentine e lo Gnocco Fritto vere e proprie golosità in grado di appagare qualsiasi palato.
Zocca
Zocca fino alla metà del secolo XIX, fu solo il piccolo centro commerciale della vasta podesteria estense di Montetortore, legato ad un mercato che si teneva fin dal 1400 intorno ad una ceppaia di castagno (“La zoca”). Sede municipale dal 1859, Zocca si trova esattamente a cavallo della cresta che divide la valle del Panaro da quelle di Reno e Samoggia. Una posizione eccezionale, che conferisce al paese una particolare “aria fina” che, soprattutto d’estate, è sicuro refrigerio dalla canicola cittadina. Fra boschi di querce e castagneti, attraversando numerosi sentieri, si possono scoprire antichi borghi, dove sembra che il tempo si sia fermato; sostare nei numerosi ristoranti e trattorie che offrono una gastronomia ricca di piatti tradizionali e piacevoli scoperte come le crescentine (cotte nelle tigelle) e i borlenghi. Zocca è “capoluogo”, da molti punti di vista: per le belle vetrine del centro, per i numerosi impianti sportivi (vedi piscina, palazzo dello sport, campi da tennis, treppi della ruzzola) e per il fitto programma di manifestazioni: concerti musica classica, rassegne musicali per i giovani, serate danzanti, iniziative sportive, mostre ed importanti sagre come quella della castagna nel mese di ottobre.












