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Dal 25 al 28 settembre 2008 Anteprima dal 22 al 24 settembre Unione Terre di Castelli in provincia di Modena: Castelnuovo Rangone Castelvetro di Modena Savignano sul Panaro Spilamberto Vignola Comune di Maranello Comune di Marano sul Panaro
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Under 29 ‘08 Concorso di poesia I primi venti classificati: (clicca sul nome per leggere la poesia)
Agostino Cornali 1983 - Bergamo PORTE DES VANVES Nei quartieri dormitori non si dorme si esce sui balconi, si sta fuori tutta notte a guardare oltre le cliniche ecomostri e costellazioni a cercare Cassiopea, le Pleiadi, il ricciolo di Berenice nessuno ci convince che sono vecchie storie, che le luci del centro cancellano il cielo a me basta un metro cubo d’aria purissima e 30 gocce di valeriana, a me basta la musica dei camion bielorussi fermi alla dogana per capire che la mia è periferia, terra di frontiera dove solo chi parte s’incontra per le scale, nessuno ritorna e chi rimane non riesce a dormire Anna Villani 1984 - Verona LE SERRATURE DEL SILENZIO Adesso fa notte – fa preghiera.
Apre le serrature del silenzio (Mariangela Gualtieri) I battenti non chiudono più, la casa rimane aperta al sogno: siamo un quadro di luce appeso alla finestra, siamo nello sgocciolare fitto e inguaribile di certi lavandini, nella ratatouille di verdure nel peso della pasta. E la pioggia fuori fa del silenzio su questi anni in fila indiana, sulle sere condivise, sul suono memorabile del puro parlare. Laura Solieri 1985 - Bomporto (MO) PALINDROMI MANCANTI Fra queste spighe e queste vie ridenti di città ritrovo amori assolati e pagine scritte di fretta, la testa piena di farfalle imprendibili e variopinte. Dall’altra parte del fosso sono riuscita a saltare. Mi volto e raccolgo quel sandalo perduto tanti anni prima quando impaziente nel mio salto non raggiungevo l’altra sponda. Mi rivedo mordere le fragole, la bocca impiastricciata e gli occhi splendenti. Sono sempre io? Su questa riva ho un piede scalzo. Valentina Pinza 1982 - Bologna IL PANE DEL GIORNO PRIMA Inzuppi il pane del giorno prima nel latte della colazione, o meglio, l’hai inzuppato per cinquant’anni, ora non lo digerisci più, il latte. bevi il the con i biscotti, non so, non ricordo l’ultima volta che ti ho vista far colazione a casa ci sono raramente e non presto attenzione a questi dettagli di te. ma potrei giurare che c’è poca cura nel tuo gesto sempre uguale di scaldare il pentolino e sedere in bilico, uno spreco di tempo l’attardarsi a mangiare. Che faccia triste abbiamo, tutte e due! Sofferenti di noi tra gli oggetti che non sappiamo maneggiare nel modo che più si confà a delle signore. Luciana Busiello 1987 - Correggio (RE) SULLA MATTINA La foschia allunga dita azzurre sulla mattina, il mondo recita il suo ruolo e io faccio quel che posso, nel portafoglio i frammenti dell’ultima infanzia che non riesco a lasciare andare e il pedaggio per un caffè. E la musica che mi assomiglia respira assopita nella radio appannando lo specchio dopo la doccia, la mia filosofia spicciola vola col suo deltaplano tra l’aroma del caffè e l’immaginazione cambia la scenografia allo spettacolo dell’abitudine, il mondo procede col suo portamento consunto e io pianto grane e sbadiglio, guardo l’orologio immaginando il lieto fine di una puntualità improbabile, affretto i respiri della colazione e la chiusura del cappotto, mi lascio prendere per mano dalla bretella della borsa che mi accompagna ma sull’uscio mi sbarra la strada lo squillo ingenuo e inopportuno del telefono. Il mondo si lima le unghie e io accordo i passi alle strisce pedonali. 24/11/2007 Nicola Giovanni Girardelli 1982 - Thiene (VI) EGÒFAGO Astemio di vita dannatamente sobrio. Schivo ogni urto e richiudo sulla mia involenza le occasioni. Terrorizzato dal muovermi che fatalmente comporterebbe pioggia (o sole) sgranocchio me stesso. Un pasto che sembra non finire più. Sono così ingrassato in questi anni! Duro da mordere indigeribile come carne secca. Morso dopo morso debolmente lascerò la mia seggiola vuota. Nessuno l’avvertirà qualcuno l’occuperà. Non ho che un desiderio in questa eredità. Ed un riassunto in questa parola. Marco Giacometti 1983 - Vignola (MO) ASPETTO Guardami! Metti i tuoi occhi nei miei, piccoli e fondi, rintanati nelle orbite perché troppo stanchi e spaventati. Mi chiami “vecchio” pur trattandomi come un bimbo a cui il gioco non può più asciugare le lacrime. Le mie labbra che hanno ormai dimenticato il sorriso stanno lì appese come petali appassiti; il mio corpo che non risponde più è un aguzzino ogni giorno più crudele, ma tu lo osservi annoiato e irritato come fosse solo un letto sfatto. Aspetto ciò che accoglierai con un sospiro. La vita ti avrei dato volentieri un tempo e ora, finalmente, l’avrai. Vorrei solo che un minuto mi guardassi per trovare ricordi di me che possano cullarti, un giorno, come una volta. Ma tu volti le spalle, lasciandomi qui con altri fantasmi, silenziosi come me, anche loro in rassegnata attesa. Ma non ho più niente da dire, né a loro né a me stesso. Di cos’hai paura? Di me, del tuo futuro, o della tua vergogna? Laura Moro 1981 - Volpago del Montello (TV) LE MAREE DELL’ANIMA Filtra tra le parole e i sorrisi l’emozione della confidenza. come nell’incoscienza del sonno quando i contorni del sogno si confondono con i rumori di una notte che non ha debiti e respira delicatamente… Si riveste dell’infinita umanità di una carezza rubata alla malizia perché mantenga l’integrità dell’affetto ed impedisca all’errata prospettiva dell’ambiguità di intaccarne equilibri e limiti. E spicca il volo infine… sostenuta dall’unicità dell’istante che è tutti gli spazi… l’infantile incanto di un abbraccio che a volte ha in sé più poesia della passione estrema. Francesca Bernardi 1979 - Modena LA TORRE Foglie senza venature come vene essiccate dai polsi. Tu cadi in un giorno che finisce e il tuo congedo è un tonfo sordo, di cemento e distanze. Nessuna voce oltre quella che vorrebbe dirti: ritorna. Le bocche incredule, cucite dal silenzio. Il cielo si ferma e la torre, obliqua come gli imprevisti, disegna un turismo ignorato, una pace che non ti appartiene. Simone Ghiaroni 1981 – Fiorano Modenese (MO) LITIGHEREMO …litigheremo. sì, amore mio, litigheremo.
non voleranno piatti contro il muromi tirerai, al massimo, un vaffanculo. Non io io bestemmierò dio:
meno sacrilego per me che insultare te,vita mia mai sperata, mia vita fantasticata. litigheremo tanto e litigheremo con forza, e gli amici si chiederanno com’è successo e
cosa ancora succede che ci tiene insieme.tanto non lo capiranno che non volemmo mai diventare uno, non lo capiranno che io ti volevo te e tu ti volevi per me, non lo capiranno. litigheremo per i figli, tua madre o il divano: litigheremo per ogni argomento vano; per poi abbracciarsi e dirsi piano: “non capisci un cazzo, amore mio, e io ti amo”… 31.iii.08
Stefano Bonacorsi 1983 - Casine di Sestola (MO) STAGIONI Per me la malinconia non ha stagione. Il più delle volte mi alzo nel mio anonimato di cittadino e se fuori piove o fa freddo per me non fa differenza. Potrei dire che fa schifo anche col sole. Però in me scorgo questa anomalia: io adoro l’autunno perché mentre tutto muore io rinasco. Perché le ragazze nei loro maglioni a collo alto le trovo più sexy. Perché adoro riscaldare mani gelide. È stranamente piacevole anche accompagnare mia madre al cimitero per il rituale dei fiori sulle lapidi visto che i santi sono qua che arrivano. Il mio paesino lentamente sta morendo e, dato che fa parte di me io con lui. Me ne accorgo ogni maledetta volta che ci torno. In città non ti accorgi di nulla. Qui ti accorgi che le foglie lentamente prima o poi cadono tutte. Matteo Buratti 1978 - Bologna TEMPI MODERNI Nel tempo in cui Sono smarrite le partenze Incalcolabili Gli arrivi Nel tempo in cui Si nasce estinti E figurarsi se AMARE Si coniuga Nel tempo in cui Si svuota la parvenza Di Verità in provetta Per trascorrere un’Esistenza di finzione Nel tempo in cui il domani È pura astenia E si DEVE ricorrere All’alterazione percettiva Nel tempo in cui Si lavora per cercare Un lavoro Per non adattarsi Nel tempo in cui Viene più facile Sopprimere Che lacrimare Nel tempo in cui Si va di anafora Così da usare la minima parte Della comunicazione verbale Verso l’ultimo pianto da ketaset Per mio padre Sulla Terra E sono di nuovo pronto per l’Inferno Riccardo Bizzarri 1981- Sassuolo JE SUISE À PARIS
Non per ammazzarmi – ma per volare… un angelo; e tutta Parigi che grida prima –e poi
esplode in un boato di stupore…un individuo in piedi sulla ringhiera
du Pont Alexandre III –sorride; spalanca le braccia; e s’abbandona all’avanti… ma prima dell’impatto col fiume –impenno- e sfreccio; supersonico; 80.000 Km a pelo d’acqua –può bastare direi;
resto sospeso sulla Senna;l’accarezzo; non ho neanche una goccia di sudore addosso;
leggero mi riadagio sul cemento e cammino di nuovo; arriverà un altro verso stupendo. Gabriele Nicodemo 1980 - Napoli SETE Ubriaco di stelle cammino per le strade che non conosco pensando a te. Pensando a dove si posano adesso i tuoi occhi. Quali fuochi d’artificio illuminano e colorano il tuo viso, eppure la mia pelle conosce la tua pelle, il suo unico sapore, così lontano ma così provato. Sorrido, bevo un’altra stella, aspettando che anche a te venga di nuovo sete. Vincenzo Imperato 1989 - Modena (PROCESSI EVOLUTIVI) poteva dircelo Lamarck che i sentimenti mettono fuori peli e artigli per resistere alle persone e al freddo della vita poteva dirci che l’amore si sfa come il biscotto nella tazza di latte troppo caldo e si ritorna spesso o si vuole nel brodo primordiale confusi peli e artigli in un caos emozionale poteva avvertire, in un trattato che delle parole non ti puoi fidare che le ragazze hanno sviluppato un cervello capace di pensare anche il male che i ventricoli del loro cuore sono memori di un’era glaciale uno scienziato deve sapere quante volte in una vita un organismo può morire perché più non capiti ad un uomo evoluto di avvertire la pelle che muore gli strati superficiali del suo cuore cadere a terra con fragore siamo imperfetti in evoluzione finchè non sviluppiamo una difesa alle offese dell’amore Arianna Sacerdoti 1979 - Napoli UN'ABITUDINE Ricci e mai una parola dura festosa negli abbracci coccolona la mia amica Sara Pizzorusso Lancinante la tua vita senza senso Ti ho chiamata tutti i giorni lunghi dei tuoi mesi di linfoma e attesa Era anche la tua malattia un’abitudine, che ora mi manca Alessia Villani 1980 - Modena SENZA TITOLO Mi piacerebbe avere ancora il tempo di parlare, di perdere il mio tempo con chi voglio, non chi devo Parlare con mia cugina, conoscere i suoi figli prendermi cura del fuoco, delle pareti di sasso, delle bottiglie in cantina. La neve che cade lenta nella mia palla di vetro e mi seppellisce il cuore, mi secca la lingua, come in quel mondo quadrato i cui orizzonti finiscono nella cornice della televisione. Anna Potena 1987- Larino (CB) LA FONTANA La fontana di marmo trivellato da molti anni giace abbandonata, nascosta alla vista dei più. Ma dal tubo arrugginito inorgoglita dal tempo sgorga l’Acqua amica della Sera che fresca disseta la gazza pellegrina Gabriele Ansaloni 1984 - Modena GIULIA. Sei tornata da me con orecchie di cioccolato, i tuoi occhi di un castano fondente mi ricordano l’abisso da cui provengo, un luogo buio e tremendamente accogliente senza il quale ci si sente molto più vulnerabili e molto più vivi. Sei Giulia anche se, per ora, questo non significa tanto; sei Giulia marmorea e statuaria anche se parli di pane e cioccolato. Mi piacerebbe alitare sul tuo cuore, Giulia, per vedere se qualcosa, in quella statua che mostri, si può sciogliere Forse i tuoi occhi, un dolce abisso fondente. Elisa Interlandi 1985- Modena SIVIGLIA Ho rubato una rosa rossa in hotel, a Siviglia; l’ho appuntata all’orecchio. Ci ha seguiti nella calura, unica ombra i limoni e le palme. E in quel cielo d’azzurro le guglie della chiesa quasi solleticavano le nubi e i ricami degli archi dei palazzi reali ne imitavano la forma, invidiosi. Un tuffo negli spruzzi di Piazza di Spagna – Anita Ekberg ne avrebbe sorriso – tra i mille colori di quei luoghi gitani… bianco e cobalto su ogni ringhiera e un decoro sul più nascosto degli angoli, quasi che gli occhi temessero il vuoto. E anche le case, nel dedalo ebreo, si erano fatte più vicine in un abbraccio di pietra… ci sfiorarono più volte rosee mani di oleandro, ultimo tentativo di cattura in quella incantata parentesi spagnola. |
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| © 2008 Poesia festival - Unione Terre di Castelli in provincia di Modena | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||