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Concorso di poesia 2008
 
Quarta edizione
Dal 25 al 28 settembre 2008

Anteprima dal 22 al 24 settembre

Unione Terre di Castelli in provincia di Modena:
Castelnuovo Rangone
Castelvetro di Modena
Savignano sul Panaro
Spilamberto
Vignola
Comune di Maranello
Comune di Marano sul Panaro


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Under 29 ‘08
Concorso di poesia
 

I primi venti classificati:
(clicca sul nome per leggere la poesia)

Agostino Cornali    
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Anna Villani    
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Laura Solieri    
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Valentina Pinza    
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Luciana Busiello    
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Nicola Giovanni Girardelli    
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Marco Giacometti    
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Laura Moro    
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Francesca Bernardi    
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10°
Simone Ghiaroni    
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11°
Stefano Bonacorsi    
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12°
Matteo Buratti    
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13°
Riccardo Bizzarri    
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14°
Gabriele Nicodemo    
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15°
Vincenzo Imperato    
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16°
Arianna Sacerdoti    
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17°
Alessia Villani    
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18°
Anna Potena    
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19°
Gabriele Ansaloni    
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20°
Elisa Interlandi    



Agostino Cornali
1983 - Bergamo

PORTE DES VANVES

Nei quartieri dormitori non si dorme
si esce sui balconi, si sta fuori tutta notte
a guardare oltre le cliniche

ecomostri e costellazioni

a cercare Cassiopea, le Pleiadi, il ricciolo
di Berenice

nessuno ci convince
che sono vecchie storie, che le luci del centro
cancellano il cielo

a me basta un metro
cubo d’aria purissima
e 30 gocce di valeriana, a me
basta la musica
dei camion bielorussi
fermi alla dogana

per capire che la mia
è periferia, terra di frontiera
dove solo chi parte
s’incontra per le scale,
nessuno ritorna
e chi rimane

non riesce a dormire

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Anna Villani
1984 - Verona

LE SERRATURE DEL SILENZIO

Adesso fa notte – fa preghiera.
Apre le serrature del silenzio
(Mariangela Gualtieri)

I battenti non chiudono più,
la casa rimane aperta al sogno:
siamo un quadro di luce
appeso alla finestra,
siamo nello sgocciolare fitto
e inguaribile di certi lavandini,
nella ratatouille di verdure
nel peso della pasta.
E la pioggia fuori fa del silenzio
su questi anni in fila indiana,
sulle sere condivise, sul suono
memorabile del puro parlare.

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Laura Solieri
1985 - Bomporto (MO)

PALINDROMI MANCANTI

Fra queste spighe
e queste vie ridenti di città
ritrovo amori assolati
e pagine scritte di fretta,
la testa piena di farfalle
imprendibili
e variopinte.
Dall’altra parte del fosso
sono riuscita a saltare.
Mi volto e raccolgo quel sandalo
perduto
tanti anni prima
quando impaziente nel mio salto
non raggiungevo l’altra sponda.
Mi rivedo
mordere le fragole,
la bocca impiastricciata
e gli occhi splendenti.
Sono sempre io?
Su questa riva
ho un piede scalzo.

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Valentina Pinza
1982 - Bologna

IL PANE DEL GIORNO PRIMA

Inzuppi il pane del giorno prima nel latte della colazione, o meglio,
l’hai inzuppato per cinquant’anni, ora non lo digerisci più,
il latte.
bevi il the con i biscotti, non so,
non ricordo l’ultima volta che ti ho vista far colazione
a casa ci sono raramente
e non presto attenzione
a questi dettagli di te. ma potrei giurare
che c’è poca cura nel tuo gesto sempre uguale
di scaldare il pentolino e sedere
in bilico, uno spreco
di tempo
l’attardarsi a mangiare.

Che faccia triste abbiamo, tutte e due!
Sofferenti di noi
tra gli oggetti che non sappiamo maneggiare
nel modo
che più si confà
a delle signore.

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Luciana Busiello
1987 - Correggio (RE)

SULLA MATTINA

La foschia allunga dita azzurre sulla mattina,
il mondo recita il suo ruolo
e io faccio quel che posso,
nel portafoglio i frammenti
dell’ultima infanzia
che non riesco a lasciare andare
e il pedaggio per un caffè.
E la musica che mi assomiglia
respira assopita nella radio
appannando lo specchio dopo la doccia,
la mia filosofia spicciola
vola col suo deltaplano tra l’aroma del caffè
e l’immaginazione cambia la scenografia
allo spettacolo dell’abitudine,
il mondo procede col suo portamento consunto
e io pianto grane e sbadiglio,
guardo l’orologio
immaginando il lieto fine di una puntualità improbabile,
affretto i respiri della colazione
e la chiusura del cappotto,
mi lascio prendere per mano
dalla bretella della borsa che mi accompagna
ma sull’uscio mi sbarra la strada
lo squillo ingenuo e inopportuno del telefono.
Il mondo si lima le unghie
e io accordo i passi alle strisce pedonali.

24/11/2007

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Nicola Giovanni Girardelli
1982 - Thiene (VI)

EGÒFAGO

Astemio di vita
dannatamente sobrio.
Schivo
ogni urto e richiudo
sulla mia involenza
le occasioni.
Terrorizzato dal muovermi
che fatalmente
comporterebbe pioggia
(o sole)
sgranocchio me stesso.
Un pasto che sembra non
finire più.
Sono così ingrassato in questi anni!
Duro da mordere
indigeribile come carne secca.
Morso dopo morso
debolmente
lascerò la mia seggiola
vuota.
Nessuno l’avvertirà
qualcuno l’occuperà.
Non ho che
un desiderio
in questa eredità.
Ed un
riassunto
in questa parola.

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Marco Giacometti
1983 - Vignola (MO)

ASPETTO

Guardami!
Metti i tuoi occhi nei miei,
piccoli e fondi,
rintanati nelle orbite
perché troppo stanchi e spaventati.
Mi chiami “vecchio” pur trattandomi come un bimbo
a cui il gioco non può più asciugare le lacrime.
Le mie labbra che hanno ormai dimenticato il sorriso
stanno lì appese come petali appassiti;
il mio corpo che non risponde più
è un aguzzino ogni giorno più crudele,
ma tu lo osservi annoiato e irritato
come fosse solo un letto sfatto.
Aspetto
ciò che accoglierai con un sospiro.
La vita ti avrei dato volentieri un tempo
e ora, finalmente, l’avrai.
Vorrei solo che un minuto mi guardassi
per trovare ricordi di me che possano cullarti, un giorno,
come una volta.
Ma tu volti le spalle,
lasciandomi qui con altri fantasmi, silenziosi come me,
anche loro in rassegnata attesa.
Ma non ho più niente da dire,
né a loro
né a me stesso.
Di cos’hai paura?
Di me,
del tuo futuro,
o della tua vergogna?

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Laura Moro
1981 - Volpago del Montello (TV)

LE MAREE DELL’ANIMA

Filtra tra le parole e i sorrisi
l’emozione della confidenza.
come nell’incoscienza del sonno
quando i contorni del sogno
si confondono con i rumori
di una notte che non ha debiti
e respira delicatamente…
Si riveste dell’infinita umanità
di una carezza rubata alla malizia
perché mantenga l’integrità dell’affetto
ed impedisca all’errata prospettiva dell’ambiguità
di intaccarne equilibri e limiti.
E spicca il volo infine…
sostenuta dall’unicità dell’istante
che è tutti gli spazi… l’infantile incanto
di un abbraccio che a volte ha in sé
più poesia della passione estrema.

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Francesca Bernardi
1979 - Modena

LA TORRE

Foglie senza venature
come vene essiccate dai polsi.
Tu cadi in un giorno che finisce
e il tuo congedo è un tonfo sordo,
di cemento e distanze.

Nessuna voce oltre quella
che vorrebbe dirti: ritorna.
Le bocche incredule,
cucite dal silenzio.

Il cielo si ferma
e la torre,
obliqua come gli imprevisti,
disegna un turismo ignorato,
una pace che non ti appartiene.

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Simone Ghiaroni
1981 – Fiorano Modenese (MO)

LITIGHEREMO

…litigheremo. sì, amore mio,
litigheremo.
non voleranno piatti contro il muro
mi tirerai, al massimo, un vaffanculo.
Non io
io bestemmierò dio:
meno sacrilego per me che insultare te,
vita mia mai sperata, mia vita fantasticata.

litigheremo tanto e litigheremo con forza,
e gli amici si
chiederanno com’è successo e
cosa ancora succede che ci tiene insieme.
tanto non lo capiranno che
non volemmo mai diventare uno, non lo capiranno che
io ti volevo te e tu ti volevi per me, non lo capiranno.

litigheremo per i figli, tua madre o il divano:
litigheremo per ogni argomento vano;
per poi abbracciarsi e dirsi piano:
“non capisci un cazzo, amore mio, e io ti amo”…

31.iii.08

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Stefano Bonacorsi
1983 - Casine di Sestola (MO)

STAGIONI

Per me
la malinconia
non ha stagione.
Il più delle volte mi alzo
nel mio anonimato di cittadino
e se fuori piove o fa freddo
per me non fa differenza.
Potrei dire che fa schifo anche col sole.
Però in me scorgo questa anomalia:
io adoro l’autunno
perché mentre tutto muore
io rinasco.
Perché le ragazze
nei loro maglioni a collo alto
le trovo più sexy.
Perché adoro riscaldare mani gelide.
È stranamente piacevole
anche accompagnare mia madre
al cimitero
per il rituale dei fiori sulle lapidi
visto che i santi
sono qua che arrivano.
Il mio paesino lentamente sta morendo
e, dato che fa parte di me
io con lui.
Me ne accorgo ogni maledetta volta che ci torno.
In città non ti accorgi di nulla.
Qui ti accorgi che le foglie
lentamente
prima o poi cadono tutte.

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Matteo Buratti
1978 - Bologna

TEMPI MODERNI

Nel tempo in cui
Sono smarrite le partenze
Incalcolabili
Gli arrivi

Nel tempo in cui
Si nasce estinti
E figurarsi se AMARE
Si coniuga

Nel tempo in cui
Si svuota la parvenza
Di Verità in provetta
Per trascorrere un’Esistenza di finzione

Nel tempo in cui il domani
È pura astenia
E si DEVE ricorrere
All’alterazione percettiva

Nel tempo in cui
Si lavora per cercare
Un lavoro
Per non adattarsi

Nel tempo in cui
Viene più facile
Sopprimere
Che lacrimare

Nel tempo in cui
Si va di anafora
Così da usare la minima parte
Della comunicazione verbale

Verso l’ultimo pianto da ketaset
Per mio padre
Sulla Terra
E sono di nuovo pronto per l’Inferno

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Riccardo Bizzarri
1981- Sassuolo

JE SUISE
À PARIS

Non per ammazzarmi – ma per volare…
un angelo; e tutta Parigi
che grida
prima –e poi
esplode in un boato di stupore…
un individuo
in piedi sulla ringhiera
du Pont Alexandre III –
sorride; spalanca le braccia;
e s’abbandona all’avanti… ma prima
dell’impatto col fiume –impenno-
e sfreccio; supersonico;
80.000 Km a pelo d’acqua –può bastare
direi;
resto sospeso sulla Senna;
l’accarezzo;
non ho neanche una goccia di sudore
addosso;
leggero mi riadagio sul cemento
e cammino di nuovo;
arriverà un altro verso stupendo.

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Gabriele Nicodemo
1980 - Napoli

SETE

Ubriaco di stelle
cammino per le strade che non conosco
pensando a te.
Pensando a dove si posano adesso i tuoi occhi.
Quali fuochi d’artificio illuminano e colorano il tuo viso,
eppure la mia pelle conosce la tua pelle,
il suo unico sapore,
così lontano ma così provato.
Sorrido,
bevo un’altra stella,
aspettando che anche a te
venga di nuovo sete.

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Vincenzo Imperato
1989 - Modena

(PROCESSI EVOLUTIVI)

poteva dircelo Lamarck
che i sentimenti mettono
fuori peli e artigli
per resistere alle persone
e al freddo della vita

poteva dirci che l’amore
si sfa come il biscotto
nella tazza di latte troppo caldo
e si ritorna spesso o si vuole
nel brodo primordiale
confusi peli e artigli
in un caos emozionale

poteva avvertire, in un trattato
che delle parole non ti puoi fidare
che le ragazze hanno sviluppato un cervello
capace di pensare anche il male
che i ventricoli del loro cuore
sono memori di un’era glaciale

uno scienziato deve sapere
quante volte in una vita
un organismo può morire

perché più non capiti ad un uomo evoluto
di avvertire la pelle che muore
gli strati superficiali del suo cuore
cadere a terra con fragore

siamo imperfetti
in evoluzione
finchè non sviluppiamo
una difesa
alle offese dell’amore

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Arianna Sacerdoti
1979 - Napoli

UN'ABITUDINE

Ricci e mai una parola dura
festosa negli abbracci coccolona
la mia amica Sara Pizzorusso

Lancinante la tua vita senza senso

Ti ho chiamata tutti i giorni lunghi
dei tuoi mesi di linfoma e attesa

Era anche la tua malattia
un’abitudine,
che ora
mi manca

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Alessia Villani
1980 - Modena

SENZA TITOLO

Mi piacerebbe avere
ancora il tempo
di parlare,
di perdere il mio tempo
con chi voglio,
non chi devo
Parlare con mia cugina,
conoscere i suoi figli
prendermi cura del fuoco,
delle pareti di sasso,
delle bottiglie in cantina.
La neve che cade lenta
nella mia palla di vetro
e mi seppellisce il cuore,
mi secca la lingua,
come in quel mondo
quadrato
i cui orizzonti
finiscono nella cornice
della televisione.

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Anna Potena
1987- Larino (CB)

LA FONTANA

La fontana
di marmo trivellato
da molti anni
giace abbandonata,
nascosta alla vista
dei più.
Ma dal tubo arrugginito
inorgoglita dal tempo
sgorga l’Acqua
amica della Sera
che fresca disseta
la gazza pellegrina

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Gabriele Ansaloni
1984 - Modena

GIULIA.

Sei tornata da me
con orecchie di cioccolato,
i tuoi occhi di un castano fondente
mi ricordano l’abisso da cui provengo,
un luogo buio e tremendamente accogliente
senza il quale ci si sente molto più vulnerabili
e molto più vivi.
Sei Giulia anche se, per ora,
questo non significa tanto;
sei Giulia marmorea e statuaria
anche se parli di pane e cioccolato.
Mi piacerebbe alitare sul tuo cuore, Giulia,
per vedere se qualcosa, in quella statua che mostri,
si può sciogliere
Forse i tuoi occhi,
un dolce abisso fondente.

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Elisa Interlandi
1985- Modena

SIVIGLIA

Ho rubato una rosa rossa
in hotel, a Siviglia;
l’ho appuntata all’orecchio.
Ci ha seguiti nella calura,
unica ombra i limoni e le palme.
E in quel cielo d’azzurro
le guglie della chiesa
quasi solleticavano le nubi
e i ricami degli archi dei palazzi reali
ne imitavano la forma,
invidiosi.
Un tuffo negli spruzzi di Piazza di Spagna
– Anita Ekberg ne avrebbe sorriso –
tra i mille colori di quei luoghi gitani…
bianco e cobalto su ogni ringhiera
e un decoro sul più nascosto degli angoli,
quasi che gli occhi temessero il vuoto.
E anche le case, nel dedalo ebreo,
si erano fatte più vicine
in un abbraccio di pietra…
ci sfiorarono più volte
rosee mani di oleandro,
ultimo tentativo di cattura
in quella incantata parentesi spagnola.


© 2008 Poesia festival - Unione Terre di Castelli in provincia di Modena