Ennio Fantastichini: una voce per i poeti greci del Novecento

Più di trent’anni di cinema e innumerevoli pellicole girate. Ennio Fantastichini è certamente uno dei volti più amati del grande schermo, e non solo dal pubblico. Molti registi si sono “innamorati” della sua recitazione, scegliendolo ripetutamente per i propri progetti. Due su tutti, Gianni Amelio e Ferzan Özpetek, che lo hanno voluto rispettivamente per film come I ragazzi di via PanispernaPorte aperte il primo, e Saturno contro e Mine vaganti il secondo. Nella sua carriera però c’è posto anche per collaborazioni importanti, ad esempio con Sergio Rubini e Paolo Virzì, e per film per la televisione di grande successo.

Proprio a Ennio Fantastichini sarà affidata la lettura dei poeti greci del Novecento scelti da Nicola Crocetti domenica 27 settembre alle 15.30 presso la biblioteca MABIC di Maranello. Uno degli appuntamenti centrali di Poesia Festival sarà dedicato alla Grecia e al suo Novecento poetico particolarmente fervido, in un ideale dialogo con l’appuntamento con l’ospite internazionale di Poesia Festival ’15, quello di sabato 26 settembre con il poeta tedesco Michael Krüger. Un modo per utilizzare parole diverse per affrontare i nodi complessi del nostro tempo.

Ennio Fantastichini darà voce a grandi voci della poesia greca come Ghiannis Ritsos, Kostas Mondis, Odisseas Elitis, Manolis Anaghnostakis e molti altri. Un appuntamento ad alta intensità di emozioni, accompagnato dalla voce di un grande attore che ha generosamente accettato la proposta di Poesia Festival di dare voce a una tradizione poetica, a una lingua, a un’importante cultura che sta nel cuore d’Europa.

Dedicato a Giorgio Caproni e alle sue montagne, con Michele Serra, Enerbia e Giovanna Zucconi

A volte i luoghi di elezione non sono solo quelli di nascita. Alcuni si incontrano nel percorso della vita e si amano senza riserve. È stato così anche per Giorgio Caproni (1912 – 1990), uno dei principali poeti italiani del Novecento. Nativo di Livorno, ha immortalato la sua città natale nei versi del libro Il seme del piangere, e ha dipinto un’altra città importante per la sua biografia come Genova nel volume Il passaggio di Enea. Ha scelto poi Roma come città per gli anni della maturità e fino alla fine della sua esistenza. Tuttavia, un pezzo di cuore era rimasto altrove, in un luogo nel quale oggi riposa assieme alla moglie. Si tratta della Val Trebbia, un territorio che, seguendo l’omonimo fiume, si snoda tra le province di Genova e Piacenza.

L’amore di Caproni per questi luoghi sarà al centro dello spettacolo di chiusura di Poesia Festival, che si terrà domenica 27 settembre alle 18 alla Rocca Rangoni di Spilamberto. Dedicato a Giorgio Caproni è un recital dedicato al poeta con protagonisti l’autore e giornalista Michele Serra e gli Enerbia, formazione musicale che propone il repertorio dell’Appennino nord-occidentale, la zona cosiddetta delle “Quattro Province”, e con la partecipazione della giornalista Giovanna Zucconi.

Da cosa nasce l’amore di Caproni per questa parte di Appennino boscosa e appartata? Nel settore genovese della valle, e più precisamente nel paese di Rovegno fu maestro elementare della piccola scuola del paese nella seconda metà degli anni Trenta, conoscendo durante la sua permanenza anche Rina Rettagliata, che sposò nel 1938. Allo scoppio della guerra Caproni venne arruolato e inviato sul fronte delle Alpi marittime. L’armistizio dell’8 settembre lo colse invece a Loco, frazione di Rovegno, e Caproni, davanti al rischio di venire arruolato nelle milizie della Repubblica di Salò, decise di aggregarsi alle formazioni partigiane svolgendo essenzialmente civili («senza sparare nemmeno un colpo» ricorda il poeta). Nell’ultimo periodo della guerra fu l’unico maestro della scuola di Loco e svolse il compito di commissario del comune di Rovegno («qualcosa come sindaco» diceva lui stesso).

Dopo la fine della guerra si trasferì a Roma dove continuò a insegnare e divenne un’importante figura del panorama letterario, collaborando con testate giornalistiche e case editrici e pubblicando alcuni dei libri più importanti per la poesia italiana del secondo Novecento. Tuttavia la val Trebbia rimane la meta delle vacanze estive, durante le quali Caproni amava fare lunghe passeggiate fra i boschi – e proprio in questo scorcio di Appennino ligure è stato creato un sentiero dedicato al poeta.

Una corrispondenza “sentimentale” con questo angolo appartato d’Italia che ha lasciato tracce anche nell’opera di Caproni. È del 1938 il volume di poesie Ballo a Fontanigorda, che richiama nel titolo uno dei paesini che si trova lungo la SS 45 che attraversa la valle. Da questo libro ecco un piccolo assaggio dei versi dedicati da Caproni a queste montagne e a un abitante speciale: la moglie Rina.

Nei tuoi occhi è il settembre
degli ulivi della tua cara
terra, la tua Liguria
di rupi e di dolcissimi
frutti.

Sopra i monti spaziosi
le poche case disperse
invidiano il colore caldo
della tua pelle, all’ora
che fa nostra ancora per poco
la terra.

Aldo Nove: a Poesia Festival uno scrittore sul grande schermo

Oggi in Italia l’elenco di scrittori “prestati” al cinema è sempre più nutrito, così come il numero di collaborazioni che si contano tra scrittori e registi, dal consolidato sodalizio artistico e privato della coppia Mazzantini – Castellitto a quello tra Ammaniti e Salvatores, per citare i più famosi. Se da una parte il passo dalla letteratura al cinema è breve, è vero però che ci sono ancora scrittori estranei al linguaggio cinematografico, per cui a volte la sorpresa di veder tradotto sullo schermo un romanzo è prima di tutto la loro.

È questo il caso di Aldo Nove, scrittore e poeta italiano che, in un’intervista a «il manifesto» in occasione dell’uscita del film La vita oscena, tratta dal suo omonimo romanzo, ha dichiarato: «Non ho mai pensato che La vita oscena potesse diventare un film. Non mi appartiene il pensare che scrivendo un libro, questo poi possa diventare un film. Non confeziono libri per vestirli cinematograficamente» (leggi l’intervista completa).

L’occasione di portare La vita oscena sul grande schermo, è arrivata, infatti, da un incontro casuale tra lo scrittore e il regista Renato De Maria, da cui è nata un’amicizia che ha condotto alla realizzazione del film. Aldo Nove si è cimentato nella sceneggiatura del film, che è stato presentato nella sezione “Orizzonti” alla Mostra del Cinema di Venezia 2014, con protagonisti Isabella Ferrari e Clément Métayer (già in concorso alla 69° Mostra del Cinema di Venezia con Après Mai).

Aldo Nove, pseudonimo di Antonio Centanin, poeta e narratore, sarà ospite di Poesia Festival sabato 26 Settembre alle ore 15.30, presso la cornice della Sala delle Mura di Castelnuovo Rangone, dove leggerà le sue poesie e dialogherà con Roberto Galaverni. Poeta in bilico fra il rigore delle forme e la costante ricerca di un linguaggio innovativo e al passo coi tempi, Aldo Nove racconterà al pubblico del festival il suo stile capace di avvicinarsi alla modernità del cinema e non solo.

Diventa noto al pubblico come scrittore nel 1996, quando esce il suo primo romanzo, Woobinda e altre storie senza lieto fine, edito da Castelvecchi e ripubblicato da Einaudi nel 1998 con il titolo Superwoobinda. Entrato a far parte dei cosiddetti “cannibali”, famiglia di genere pulp, con il racconto Il mondo dell’amore, pubblicato nell’antologia Gioventù cannibale (Einaudi 1996), Aldo Nove è anche poeta: ha pubblicato due raccolte di poesia con lo pseudonimo Antonello Satta Centanin, che riunisce i cognomi della madre e del padre, un libro di poesie ispirate a celebri brani rock dal titolo Nelle galassie oggi come oggi. Covers, assieme a Tiziano Scarpa e Raul Montanari e le raccolte Fuoco su Babilonia! (Crocetti, 2003), Maria (Einaudi, 2007), A schemi di costellazioni (Einaudi, 2010) e Addio mio novecento (Einaudi, 2014).

La ricerca e la sperimentazione di diversi linguaggio lo conducono, nei primi anni 2000, ad un cambio di registro nella sua produzione, con un interessamento per le questioni sociali legate al lavoro: nel 2005 oltre a pubblicare un curioso omaggio a Fabrizio De André, Lo scandalo della bellezza (No Reply, 2005), è coautore (con Alessandro Gilioli) del testo teatrale Servizi & Servitori: la vita, al tempo del lavoro a tempo; l’anno seguente pubblica Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese (Einaudi) con cui vince il Premio “Stephen Dedalus”. Nel 2010 pubblica La vita oscena, romanzo autobiografico che ripercorre la sua vita dall’infanzia all’età adulta.

Il suo linguaggio così incline alla modernità, adatto a molteplici modelli di espressione, conduce Edoardo Sanguineti a inserirlo, insieme a Tiziano Scarpa e a Giuseppe Caliceti, nel suo Atlante del Novecento Italiano, in posizione di chiusura del “secolo delle avanguardie” della letteratura italiana.

Almamegretta in The Sanacore Dub Live Sessions a Poesia Festival ’15

La rivista “Rolling Stone” lo ha piazzato al numero 36 nella lista dei 100 album italiani più belli di sempre. Non male, vista la concorrenza! Nel 1995 Sanacore fu l’album che lanciò definitivamente la carriera degli Almamegretta, una delle band di culto della scena underground italiana. Album dub, reggae, solare, dove i testi in napoletano si fondono perfettamente con le atmosfere africane, arabe e giamaicane che sono il marchio di fabbrica della band. Le diverse suggestioni musicali si compenetrano in un equilibrio unico, per un disco che a vent’anni dall’uscita non ha perso nulla del proprio fascino.

Gli Almamegretta saranno protagonisti del concerto Sanacore Dub Live Sessions all’interno di Poesia Festival sabato 26 settembre alle ore 22.30 in Piazza Caduti della Libertà a Spilamberto, per un momento di festa nel cuore della manifestazione.

Proprio in occasione dell’anniversario di questo capolavoro, gli Almamegretta hanno scelto di rivisitarlo mettendo a frutto le esperienze maturate oltremanica dei primi anni Duemila, durante i quali i musicisti della band napoletano sono entrati in contatti con le influenze dubstep nate a Bristol e dintorni.

Rivisitare oggi Sanacore non è solo un’operazione nostalgica e autocelebrativa: brani come la Sanacore, Nun te scurdà, ‘O sciore cchiù felice, Pe’ dint’ ‘e viche… sono ormai classici della musica italiana, oggi rivisitati in una nuova veste sonora. Perché se una bella poesia resiste anche alla traduzione, una bella canzone non teme di cambiare abito.

Nicola Crocetti a Poesia Festival ’15: la Grecia vista dalla sua voce “italiana”

Nicola Crocetti è uno dei personaggi più coraggiosi del panorama letterario italiano. Dal 1981 è il fondatore e l’anima delle omonime edizioni specializzate in poesia, nelle cui numerose collane sono apparsi alcuni dei più importanti poeti italiani contemporanei come Antonella Anedda, Vivian Lamarque, Aldo Nove, Pierluigi Cappello e molti autori stranieri in traduzione. Inoltre dal 1988 pubblica la rivista “Poesia”, appuntamento mensile per gli appassionati, nelle cui pagine la redazione diretta da Crocetti propone voci italiane (anche esordienti) e straniere, recensioni e notizie dal mondo della poesia, con un respiro internazionale che ne fa un gioiello nel panorama delle riviste letterarie italiane.

Nicola Crocetti sarà protagonista di una conversazione con Alberto Bertoni e Roberto Galaverni a Poesia Festival domenica 27 settembre alle 15.30 presso la biblioteca MABIC di Maranello. Dopo l’incontro, l’attore Ennio Fantastichini sarà il protagonista di un intenso reading di poeti greci del Novecento tradotti dallo stesso Crocetti, l’intellettuale che più ha contribuito a farli conoscere in Italia.

Nicola Crocetti ha infatti tradotto numerosi poeti ellenici contemporanei, sia per le proprie edizioni che per case editrici prestigiose – va ricordato almeno il Meridiano Mondadori dei Poeti greci del Novecento.

La frequentazione dei poeti della Grecia non è però un’operazione esclusivamente letteraria. Nativo di Patrasso, con la penisola ellenica Crocetti ha un forte legame, e la passione letteraria lo ha portato a intrecciare rapporti con i principali poeti del Dopoguerra. Uno su tutti, Ghiannis Ritsos. Con il poeta di Monemvasia, che ha pagato con carcere, tortura e confino le proprie idee politiche nel Dopoguerra e durante il regime dei colonnelli a cavallo tra anni Sessanta e Settanta, Crocetti ha intessuto un’amicizia fatta di incontri iniziati durante i giorni bui della dittatura.

“Ho incontrato Ghiannis Ritsos per la prima volta nel ’72 – racconta Crocetti in una recente intervista in occasione dell’allestimento di uno spettacolo dedicato allo stesso Ritsos – quando si trovava agli arresti domiciliari nella casa di Samo dove la moglie, medico, aveva un ambulatorio. Prima di essere relegato a Samo, era stato rinchiuso dal regime militare dei colonnelli in un campo di concentramento con molti altri oppositori del regime. In gioventù Ritsos aveva sofferto di turbercolosi. Durante la prigionia si ammalò e i medici militari gli diagnosticarono erroneamente un tumore. Temendo che morisse e paventando l’idea di farne un eroe, lo confinarono a domicilio coatto. Io feci apposta un viaggio a Samo per incontrarlo, e diventammo subito amici, un’amicizia durata vent’anni, fino alla sua morte, nel 1990”.

Una storia di poesia e amicizia che fa parte dell’esperienza di Nicola Crocetti. L’appuntamento di Poesia Festival sarà l’occasione per ascoltare dalla sua viva voce questa e altre storie di poesia.