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Under 29 ‘09 Concorso di poesia I primi venti classificati: (clicca sul nome per leggere la poesia)
Domenico Ingenito Napoli Pietra Hai fatto presto ad andartene, prima che del buio prendesse l’odore il fiore delle tue mani, e faccio presto a ricordare come avevo lasciato le cose quel mattino che di corsa da qui son partito. E solo adesso ritorno nella casa abbandonata dalla memoria, dove anche l’aria è andata via con te, e quel profumo nero di chi presto nel sonno scompare. Raccolgo le tazze, fondo del tè dopo una settimana addolorata, la frutta morta che piange e si disfa nella stanza del cuore, i bicchieri di una festa finita troppo in fretta, respira, respira ancora ti dicevo, pregandoti di non parlare, implorando che non una parola ancora uscisse da quelle labbra che tanto mangiarono la terra che un po’ uomo mi ha fatto. Respira, dònati ancora tutta l’aria che un piccolo spazio nel tuo petto può accogliere. Io no, non ho mai visto il tuo sangue, solo allora ci pensavo, mentre sotto la mia mano il calore tuo crollava verso lo zero di chi all’ossigeno rinuncia per accogliere in un’altra costa il fiato del silenzio. La chiamano pace questa forma del corpo che si offre al pianto, e all’appassire dei fiori sul letto, è del sangue tuo invece la pace che nella notte si è raccolto d’un sol fiato mentre sei scivolata, aggraziata e distratta. Con forza ho potuto metterti una pietra sulla fronte, ma non posso adesso sapere come afferrare la pietra da ripormi sul cuore. Francesca Rossi Spilamberto (MO) Tanto rumore per nulla La maglietta usata cade Stropicciata Gettata sul pavimento Satura di profumi e odori. Come un lenzuolo La mano appare piena di pieghe Grigia Stanca. Il corpo non obbedisce più alla mente sovrana E le ribellioni cutanee sono ormai impossibili da soffocare. Cosa rimane della sapienza infinita? Cosa rimane del vigore del salto ad ostacoli, dell’occhio vivo? Tanto rumore per nulla. Il corpo ricade su se stesso E la mente Incapace di tirare i fili del principio. Vecchiaia. Alberto Frigo Thiene (VC) Senza titolo Nera più del nero della terra umida La tua presenza brilla altrove e stretta Più del tempo che resta Nel poco della memoria. Diceva bene l’apostolo disarcionato: a chi spera non spetta chiedere il quando ma solo curare i lumi e districare le vele dei giorni. Così stavo come un gatto, scrutando Ogni fiato di vento, nel buio, con gli occhi di fosforo. Francesca Bernardi Modena Capelli La lunghezza dei miei capelli è uguale alla distanza tra me e la fine di noi. Su ogni centimetro cresciuto sono impressi i giorni, le ore, le molte stanze in cui ti ho cercato senza trovarti. La lunghezza dei miei capelli rinnega il mio amore come io non rinnego te: è solo un tentativo malriuscito di dimenticare, solo una speranza malriposta di fare di un pensiero un ricordo innocuo. Sulle punte sgualcite ancora l’ombra dei polpastrelli in cerca, i tuoi, ancora l’odore che lo shampoo non lava: quell’odore, grande, di casa. Ogni centimetro cresciuto è un mese in più che mi allontana da te è una finta vittoria un traguardo cui arrivo senza vincere, ma di cui mi inganno lisciando tra le dita le lunghezze. Riccardo Baudino Treviglio (BG) Non sono tornato a Recanati Via Lamaticci, Ancona, con un facile gioco verbale suona «Malaticci». Beve, ma non aspetta dosi o trans il bamboccio di fronte alla stazione grida «papà» e ciondola «non più gli uccelli stridono, ma dammi i soldi per scappare». L’ostello è chiuso. Come la via è in ombra e in salita, ammettere i propri delitti e i propri detriti non è facile. Non sono tornato a Recanati, ma torno dai colli luminosi sul mare alla pianura che come tutto il mio amore non mi è piatta, ma vertigine. Giacomo Benati Correggio (RE) Ecg Immergo le dita nel petto frullo la mano nel respiro vinoso stringo globuli con pizzichi stacco l'ossigeno gratto la vena arrugginita. È un cumulo di rottami freddi una cassa piena di lattine affilate e bulloni zincati. Scandaglio la discarica ammonticchiata tra le costole mi graffio con dischi rotti e matite crepate ci sono fogne di mescalina ci sono treni deragliati petroliere che ingollano liquami ci sono nuvole opache vetri rotti riflessi di smog. Ma non un muscolo che pulsa non c'è afflusso di sangue che sfuma in calde cascate. Tutto freddo, fermo, fuliginoso. Laura Solieri Bomporto (MO) Sottovuoto In questi innumerevoli giorni che mi passano accanto senza investirmi cerco una casa sull’albero, il quadrifoglio nascosto tra i tempi morti, la spontaneità dell’immediatezza percepita mentre inutilmente rimango assorta in nebulose inconsistenze, promotrici di un’inedia assassina. E allora non sono io ad attraversare le cose ma loro a trapassarmi se lo vogliono e i sobbalzi del cuore appassiscono tra i miei sussurri indecisi. Lecco le vecchie intenzioni ma nessun sapore a soccorrere il palato, inebetita assisto a un altro tramonto implorando risposte alla mia pelle. Elisa Boninsegna Castelfranco Emilia (MO) Dubbi Mi confondi Si creano dubbi su dubbi Non so di te, credo niente Sapori, odori, colori… amori Il cuore si contrae La mente si dilata.. e vaga Non so che pensare di te Mi confondi ogni giorno Penso più di quello che vorrei Ho un temporale nella testa Le mie certezze annegano nei dubbi E tu rimani li… a galleggiare. Francesca Staffieri Cagliari Una sera. Osservando i miei pensieri nello specchio della mia camera ritrovo la luce che ha colorato le mie giornate di bambina quando passeggiavo insieme a te in quei pomeriggi d'estate, protetta dall'involucro sottile delle tue parole. Non ci sei più, ora c'è solo silenzio, sono esposta alle intemperie ed alla luce oscura di queste notti ma mi basta il tuo ricordo, tenero e dolce pensiero d'amore, per continuare a tessere un velo luminoso di sorrisi e parole. Giovanni Fantasia Sassuolo (MO) Per natura masticato nero quasi settant’anni: non mi meraviglio mica che tu abbia i denti marci… tu, ricettacolo di semi inoculati nelle notti, affanni scuri, unioni armate; matrimonio da onorare, e così sia, si allatti pure; e sia la tua pancia di parto perenne. mai nessuno madre mia che ti abbia amato di carezze… tu: terza elementare dopoguerra; alberi da frutta da rubare arrampicati e poi la Svizzera e fumavi – la parentesi vitale, dopo il cimitero-Sud; bocca analfabeta di parole e baci buoni; le verdure da pulire oppure un pesce; vestitini da strigliare quattro ore; piedi rotti mai seduti e mani secche, di sapone; letti di bambini spiegazzati di tristezza e dita assurde di marito attorno al collo, a ricondurti in gravidanza, un’altra guerra; cosa vuoi che io ti dica che non ti ha già detto il buio? Prego ogni giorno che albeggi la pace su quel che rimane di te, per poterti preparare ad una bianca sepoltura, mentre io ti scrivo ovunque con i miei comportamenti, battezzati uguali ai tuoi dalla natura ineluttabile del nucleo… Nicola Girardelli Thiene (VC) Prime vere Sorpreso nel ghiaccio ultimo di una natura che si ripete mi immergo nella lusinga. La mia vicenda vuole farsi strada. Si scorgono chiari i segnali dell’ impaziente azione ventura. Diversamente sento la mia volontà accordata, lo schiudersi necessario di una nuova stagione. Sorrido d’aspettative. Parole nuove, prime vere. Guido Mattia Gallerani Modena “ Quante ore
d’ufficio e quanti giorni in questi anni d’ufficio fanno il totale della giovinezza?” Inventario privato, E. Pagliarani Ogni mattina correndo al lavoro tento d’aprire tra i marciapiedi con la punta della moto un punto di fuga all’orizzonte come un viaggio fino al tramonto che rovesci presto l’alba e subito finisca il giorno. Luciana Busiello Correggio (RE) Per un paio di occhi chiari La mie mani grondano del tuo sguardo come sangue la lama dell'assassino come nettare il fiore reciso. I miei passi a un passo da te sono il pretesto per non deporre le armi e nascondermi dietro agli occhiali da sole, granita di mandorle nei nostri calici, zucchero a velo sul mio biglietto da visita e tutto che scivola piano sul liscio del tavolino del bar in questa briciola di mondo accartocciato in una festa di piazza, la banda che sfila compita al margine di un incontro inattesto, il cuore e lo stomaco stretti attorno alla benedetta maledizione che chiamano essere donna. "Posso tenerti la mano?" e un raro pensiero dolce scende quatto le scale a chiocciola dei miei ricci di strega. Fabrizio Tagliaferri Magreta (MO) Ghiaccio ma mi ascolti mentre ti parlo sotto questo lampione? i tuoi occhi sono fissi verso il nulla verso altro.non sei qua con la tua testa. la strada è illuminata e un cane ci fissa incuriosito. lo accarezzo dolcemente come facevo con la tua pelle. il suo pelo liscio mi fa salire un brivido lungo la schiena. e il tuo sguardo è ancora vuoto. nei tuoi occhi non c'è un solo riflesso. scuri e tristi. un tuono illumina il tuo volto di ghiaccio e non ti scalfisce. sono una tua preda e non faccio nulla per liberarmi. Francesco Malossi Magliano (GR) Fortissima Come hai dormito stanotte è la domanda che vorrei incontrare al mattino, per le strade di casa. A ricomporre la distanza della notte che ci ha separati. E tutto il resto non fosse altro che l’intimità dello stare insieme, del giorno diviso. Margherita Barbieri Formigine (MO) Trappola. Se potessi stendere le lacrime fuori ad asciugare Ed una ad una ingoiarle per scherzo Manciate di ciliegie che tingono i calzoni E invece di bacche hanno sapor di passato. Se invece di continuare a fissare lo specchio Lanciassi i frantumi sul pelo dell’acqua Ondate di aringhe curiose di volti Vedrebbero un viso crepato di attesa. Se sapessi quanto ancora mi sentirò in testa Questa voce che mi spettina il sorriso, E il rumore del respiro che si ferma Potrei evacuare l’anima da questo inutile baccano. Cos’altro ho da fare? Ho chiuso la porta, smorzato la luce, detto buonanotte a un immaginario te stesso. Non è ancora il momento di scrivere di te. Michela Moisè Bammone (PR) Silenzio Ho passato ore ed ore in silenzio quel silenzio che sa di due anni vissuti urlando e che ora sembrano piano, piano passare. Ti sto perdonando, mi sto perdonando. Ancora un vestito che non so indossare ancora una canzone che non so riascoltare, un film riguardare e una foto strappare. Chiara Venturato Musile (VR) Le parole sono pioggia Le parole sono pioggia che si scioglie in mille pezzi non appena lascia il regno di nuvole, la mente. I pensieri perfezionano ciò che vogliamo dire ma l’intento si perde nell’aria che si struscia e intona. Così ti dico: “Non so…” ma ti guardo e spero tu capisca dove sono. Vincenzo Imperato Modena [illusioni] non c’è notte, stasera e la Luna non ha voglia di parlare oltre la timida nebbia così viviamo: e le nostre speranze, lontane, non ci insegnano una via certa; ma una debole luce continua rende uguali il giorno e la notte e la realtà è solo un cumulo di sogni ormai spenti Sara Belletti Castelvetro (MO) Fermati E ora fermati. Lascia che il tempo ti sfiori e non fare nulla. Non muoverti, potresti mettere in bilico la felicità di qualcun altro. Siediti lì, sull'erba, sulla sabbia, sulla poltrona o sopra il mondo. Non parlare e osserva. Ti sorprenderai nel vedere che il mondo è silenziosamente in continuo movimento anche senza la tua presenza. Non sei essenziale per tutti, ma forse, se ti guardi intorno, lo sei per qualcuno. |
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