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Concorso di poesia 2009
 
Quinta edizione
Dal 24 al 27 settembre 2009

Anteprima dal 21 al 23 settembre

Unione Terre di Castelli in provincia di Modena:
Castelnuovo Rangone
Castelvetro di Modena
Marano sul Panaro
Savignano sul Panaro
Spilamberto
Vignola
Comune di Maranello

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Promotori
Unione Terre di Castelli | Fondazione di Vignola | Fondazione Cassa di Risparmio di Modena | Provincia di Modena | Regione Emilia Romagna
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Co-promotori
Comune di Maranello | Comune di Marano sul Panaro
 
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Con il contributo di
Regione Emilia Romagna | Assemblea Legislativa


Under 29 ‘09
Concorso di poesia
 

I primi venti classificati:
(clicca sul nome per leggere la poesia)

Domenico Ingenito    
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Francesca Rossi    
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Alberto Frigo    
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Francesca Bernardi    
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Riccardo Baudino    
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Giacomo Benati    
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Laura Solieri    
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Elisa Boninsegna    
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Francesca Staffieri    
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10°
Giovanni Fantasia    
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11°
Nicola Girardelli    
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12°
Guido Mattia Gallerani    
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13°
Luciana Busiello    
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14°
Fabrizio Tagliaferri    
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15°
Francesco Malossi    
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16°
Margherita Barbieri    
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17°
Michela Moisč    
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18°
Chiara Venturato    
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19°
Vincenzo Imperato    
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20°
Sara Belletti    



Domenico Ingenito
Napoli

Pietra

Hai fatto presto ad andartene,
prima che del buio prendesse l’odore
il fiore delle tue mani, e faccio presto a ricordare
come avevo lasciato le cose quel mattino
che di corsa da qui son partito.
E solo adesso ritorno nella casa abbandonata
dalla memoria, dove anche l’aria è andata via con te,
e quel profumo nero di chi presto nel sonno scompare.
Raccolgo le tazze, fondo del tè dopo una settimana
        addolorata, la frutta morta che piange
e si disfa nella stanza del cuore,
                                    i bicchieri di una festa finita
troppo in fretta, respira, respira ancora ti dicevo,
pregandoti di non parlare, implorando che non una parola
ancora uscisse da quelle labbra che tanto
mangiarono la terra che un po’ uomo mi ha fatto.
Respira,            dònati ancora tutta l’aria
che un piccolo spazio nel tuo petto può accogliere.
Io no, non ho mai visto il tuo sangue,
solo allora ci pensavo, mentre sotto la mia mano
il calore                  tuo crollava verso       lo zero
di chi all’ossigeno rinuncia
per accogliere in un’altra costa il fiato del silenzio.
La chiamano pace questa          forma del corpo
che si offre al pianto, e all’appassire dei fiori sul letto,
è del sangue tuo invece la pace che nella notte si è raccolto
d’un sol fiato mentre sei scivolata, aggraziata e distratta.
Con forza ho potuto metterti una pietra sulla fronte,
 ma non posso adesso sapere come afferrare la pietra
da ripormi sul cuore.

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Francesca Rossi
Spilamberto (MO)

Tanto rumore per nulla

La maglietta usata cade
Stropicciata
Gettata sul pavimento
Satura di profumi e odori.

Come un lenzuolo
La mano appare piena di pieghe
Grigia
Stanca.
Il corpo non obbedisce più alla mente sovrana
E le ribellioni cutanee sono ormai impossibili da soffocare.

Cosa rimane della sapienza infinita?
Cosa rimane del vigore del salto ad ostacoli,
dell’occhio vivo?

Tanto rumore per nulla.
Il corpo ricade su se stesso
E la mente
Incapace di tirare i fili del principio.
Vecchiaia.

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Alberto Frigo
Thiene (VC)

Senza titolo

Nera più del nero della terra umida
La tua presenza brilla altrove e stretta
Più del tempo che resta
Nel poco della memoria.
Diceva bene l’apostolo disarcionato:
a chi spera non spetta
chiedere il quando
ma solo curare i lumi
e districare le vele dei giorni.

Così stavo come un gatto, scrutando
Ogni fiato di vento, nel buio,
con gli occhi di fosforo.

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Francesca Bernardi
Modena

Capelli

La lunghezza dei miei capelli
è uguale alla distanza tra me
e la fine di noi.
Su ogni centimetro cresciuto
sono impressi i giorni, le ore,
le molte stanze in cui ti ho cercato
senza trovarti.

La lunghezza dei miei capelli
rinnega il mio amore
come io non rinnego te:
è solo un tentativo malriuscito
di dimenticare,
solo una speranza
malriposta
di fare di un pensiero un ricordo innocuo.

Sulle punte sgualcite
ancora l’ombra dei polpastrelli in cerca, i tuoi,
ancora l’odore che lo shampoo non lava:
quell’odore, grande, di casa.

Ogni centimetro cresciuto
è un mese in più che mi allontana da te
è una finta vittoria
un traguardo cui arrivo senza vincere,
ma di cui mi inganno
lisciando tra le dita le lunghezze.

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Riccardo Baudino
Treviglio (BG)

Non sono tornato a Recanati

Via Lamaticci, Ancona, con un facile
gioco verbale suona «Malaticci».
Beve, ma non aspetta dosi o trans
il bamboccio di fronte alla stazione

grida «papà» e ciondola «non più          
gli uccelli stridono, ma dammi i soldi
per scappare». L’ostello è chiuso. Come
la via è in ombra e in salita, ammettere

i propri delitti e i propri detriti
non è facile. Non sono tornato
a Recanati, ma torno dai colli

luminosi sul mare alla pianura
che come tutto il mio amore non

mi è piatta, ma vertigine.

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Giacomo Benati
Correggio (RE)

Ecg

Immergo le dita nel petto
frullo la mano nel respiro vinoso 
stringo globuli con pizzichi
stacco l'ossigeno
gratto la vena arrugginita.

È un cumulo di rottami freddi
una cassa piena di lattine affilate e bulloni zincati.

Scandaglio la discarica
ammonticchiata tra le costole
mi graffio con dischi rotti e matite crepate
ci sono fogne di mescalina
ci sono treni deragliati
petroliere che ingollano liquami
ci sono nuvole opache
vetri rotti riflessi di smog.

Ma non un muscolo che pulsa
non c'è afflusso di sangue
che sfuma in calde cascate.

Tutto freddo, fermo, fuliginoso.

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Laura Solieri
Bomporto (MO)

Sottovuoto

In questi innumerevoli giorni
che mi passano accanto
senza investirmi
cerco una casa sull’albero,
il quadrifoglio nascosto tra i tempi morti,
la spontaneità dell’immediatezza percepita
mentre inutilmente
rimango assorta
in nebulose inconsistenze,
promotrici di un’inedia assassina.
E allora non sono io ad attraversare le cose
ma loro a trapassarmi
se lo vogliono
e i sobbalzi del cuore
appassiscono tra i miei sussurri indecisi.
Lecco le vecchie intenzioni
ma nessun sapore a soccorrere il palato,
inebetita
assisto a un altro tramonto
implorando
risposte
alla mia pelle.

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Elisa Boninsegna
Castelfranco Emilia (MO)

Dubbi

Mi confondi
Si creano dubbi su dubbi
Non so di te, credo niente

Sapori, odori, colori… amori
Il cuore si contrae
La mente si dilata.. e vaga

Non so che pensare di te
Mi confondi ogni giorno
Penso più di quello che vorrei

Ho un temporale nella testa
Le mie certezze annegano nei dubbi
E tu rimani li… a galleggiare.

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Francesca Staffieri
Cagliari

Una sera.

Osservando i miei pensieri nello specchio della mia camera
ritrovo la luce che ha colorato le mie giornate di bambina
quando passeggiavo insieme a te in quei pomeriggi d'estate,
protetta dall'involucro sottile delle tue parole.
Non ci sei più, ora c'è solo silenzio,
sono esposta alle intemperie
ed alla luce oscura di queste notti
ma mi basta il tuo ricordo,
tenero e dolce pensiero d'amore,
per continuare a tessere un velo luminoso di sorrisi e parole.

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Giovanni Fantasia
Sassuolo (MO)

Per natura

masticato nero quasi settant’anni:
non mi meraviglio mica che tu abbia i denti marci…
tu, ricettacolo di semi inoculati nelle notti,
      affanni scuri, unioni armate; matrimonio
      da onorare, e così sia, si allatti pure;
      e sia la tua pancia di parto perenne. mai nessuno
      madre mia che ti abbia amato di carezze…
tu: terza elementare dopoguerra;
      alberi da frutta da rubare arrampicati
      e poi la Svizzera e fumavi – la parentesi
      vitale, dopo il cimitero-Sud;
      bocca analfabeta di parole e baci buoni;
      le verdure da pulire oppure un pesce;
      vestitini da strigliare quattro ore;
      piedi rotti mai seduti e mani secche, di sapone;
      letti di bambini spiegazzati di tristezza e
      dita assurde di marito attorno al collo,
      a ricondurti in gravidanza, un’altra guerra;
            cosa vuoi che io ti dica
che non ti ha già detto il buio?
Prego ogni giorno che albeggi la pace
su quel che rimane di te, per poterti preparare
ad una bianca sepoltura, mentre io ti scrivo ovunque
con i miei comportamenti, battezzati uguali ai tuoi
dalla natura ineluttabile del nucleo…

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Nicola Girardelli
Thiene (VC)

Prime vere

Sorpreso nel ghiaccio ultimo
di una natura che si ripete
mi immergo nella lusinga.
La mia vicenda vuole farsi strada.
Si scorgono chiari i segnali
dell’ impaziente azione ventura.
Diversamente sento
la mia volontà accordata,
lo schiudersi necessario
di una nuova stagione.
Sorrido d’aspettative.

Parole nuove,
prime vere.

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Guido Mattia Gallerani
Modena

“ Quante ore
d’ufficio e quanti giorni in questi anni
d’ufficio fanno il totale della giovinezza?”
Inventario privato, E. Pagliarani

Ogni mattina
correndo al lavoro
tento d’aprire tra i marciapiedi
con la punta della moto
un punto di fuga all’orizzonte
come un viaggio fino al tramonto
che rovesci presto l’alba
e subito finisca il giorno.

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Luciana Busiello
Correggio (RE)

Per un paio di occhi chiari

La mie mani grondano del tuo sguardo
come sangue la lama dell'assassino
come nettare il fiore reciso.
I miei passi a un passo da te
sono il pretesto per non deporre le armi
e nascondermi dietro agli occhiali da sole,
granita di mandorle nei nostri calici,
zucchero a velo sul mio biglietto da visita
e tutto che scivola piano sul liscio del tavolino del bar
in questa briciola di mondo
accartocciato in una festa di piazza,
la banda che sfila compita
al margine di un incontro inattesto,
il cuore e lo stomaco stretti
attorno alla benedetta maledizione
che chiamano essere donna.
"Posso tenerti la mano?"
e un raro pensiero dolce
scende quatto le scale a chiocciola
dei miei ricci di strega.

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Fabrizio Tagliaferri
Magreta (MO)

Ghiaccio

ma mi ascolti
mentre ti parlo
sotto questo lampione?
i tuoi occhi sono
fissi verso il nulla
verso altro.non sei qua con la tua testa.
la strada è illuminata
e un cane ci fissa
incuriosito.
lo accarezzo dolcemente
come facevo con la tua pelle.
il suo pelo liscio
mi fa salire un brivido
lungo la schiena.
e il tuo sguardo è
ancora vuoto.
nei tuoi occhi non
c'è un solo riflesso.
scuri e tristi.
un tuono illumina
il tuo volto
di ghiaccio
e non ti scalfisce.
sono una tua preda
e non faccio nulla
per liberarmi.

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Francesco Malossi
Magliano (GR)

Fortissima

Come hai dormito stanotte
è la domanda che vorrei incontrare
al mattino, per le strade di casa.
A ricomporre la distanza
della notte che ci ha separati.
E tutto il resto non fosse altro
che l’intimità dello stare insieme,
del giorno diviso.

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Margherita Barbieri
Formigine (MO)

Trappola.

Se potessi stendere le lacrime fuori ad asciugare
Ed una ad una ingoiarle per scherzo
Manciate di ciliegie che tingono i calzoni
E invece di bacche hanno sapor di passato.

Se invece di continuare a fissare lo specchio
Lanciassi i frantumi sul pelo dell’acqua
Ondate di aringhe curiose di volti
Vedrebbero un viso crepato di attesa.

Se sapessi quanto ancora mi sentirò in testa
Questa voce che mi spettina il sorriso,
E il rumore del respiro che si ferma
Potrei evacuare l’anima da questo inutile baccano.

Cos’altro ho da fare?
Ho chiuso la porta, smorzato la luce,
detto buonanotte a un immaginario te stesso.
Non è ancora il momento di scrivere di te.

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Michela Moisè
Bammone (PR)

Silenzio

Ho passato ore ed ore in silenzio
quel silenzio che sa di due anni
vissuti urlando
e che ora sembrano piano, piano passare.
Ti sto perdonando,
mi sto perdonando.
Ancora un vestito che non so indossare
ancora una canzone che non so riascoltare,
un film riguardare
e una foto strappare.

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Chiara Venturato
Musile (VR)

Le parole sono pioggia

Le parole sono pioggia
che si scioglie in mille pezzi
non appena lascia il regno di nuvole,
la mente.
I pensieri perfezionano
ciò che vogliamo dire
ma l’intento si perde
nell’aria che si struscia e intona.
Così ti dico: “Non so…”
ma ti guardo e spero tu capisca
dove sono.

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Vincenzo Imperato
Modena

[illusioni]

non c’è notte, stasera
e la Luna non ha voglia
di parlare oltre la timida nebbia

così viviamo: e le nostre
speranze, lontane, non ci
insegnano una via certa;

ma una debole luce continua
rende uguali il giorno e la notte
e la realtà è solo un cumulo
di sogni ormai spenti

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Sara Belletti
Castelvetro (MO)

Fermati

E ora fermati.
Lascia che il tempo ti sfiori e non fare nulla.
Non muoverti,
potresti mettere in bilico la felicità di qualcun altro.
Siediti lì, sull'erba, sulla sabbia, sulla poltrona o sopra il mondo.
Non parlare e osserva.
Ti sorprenderai nel vedere
che il mondo è silenziosamente in continuo movimento
anche senza la tua presenza.
Non sei essenziale per tutti,
ma forse, se ti guardi intorno, lo sei per qualcuno.

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